La cassa non può andare in rosso

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 7 maggio 2013

per evidenti motivi ragionieristici, il conto di "cassa" non può chiudere con saldi negativi; se il conto di cassa chiude in rosso, allora è facile dimostrare che la contabilità tenuta sia inattendibile

Con l'ordinanza n. 4713 del 25 febbraio 2013 la Corte di Cassazione legittima l'accertamento presuntivo dell’ufficio, in presenza di una cassa negativa, che determina maggiori ricavi non contabilizzati.

La cassa in rosso rappresenta una spia di omessa contabilizzazione di ricavi equivalente al disavanzo.

Resta fermo, per il contribuente, di dimostrare motivazioni diverse della ricostruzione operata dall’ufficio (i.e. mancata rilevazione contabile di versamenti).

 

Breve nota

Già di recente, con la sentenza n. 11988 del 31 maggio 2011(ud. del 15 marzo 2011), la Corte aveva già avuto modo di affermare che “la dottrina ragionieristica e, con essa, la giurisprudenza di questa Corte hanno chiarito che, siccome la chiusura 'in rosso' di un conto di cassa significa, senza possibilità di dubbio, che le voci di spesa sono di entità superiore a quella degli introiti registrati, non si può fare a meno di ravvisare, senza alcuna forzatura logica, l’esistenza di altri ricavi, non registrati, in misura almeno pari al disavanzo. Si deve conseguentemente ritenere che una chiusura di cassa con segno negativo oltre a rappresentare, sotto il profilo formale, un’anomalia contabile, denota sostanzialmente l’omessa contabilizzazione di un’attività (almeno) equivalente al disavanzo (Cassazione civile, sez. trib., n. 27585 del 2008 e n. 24509 del 2009)”. La Corte, quindi, censura la sentenza d’appello, poichè contiene “un vizio logico quando, pur riconoscendo l’anomalia, considera ingiustificata la conclusione dell’occultamento di ricavi”. Inoltre, la decisione dei giudici d’appello “non rende conto delle ragioni addotte dal fisco nel processo verbale di verifica per accreditare la propria tesi (inattendibilità di magazzino, sommarietà e correzioni degli inventari, costi del venduto incongruenti, assenza di prestiti e/o