Le contestazioni sulle autorizzazioni all’accesso al domicilio del contribuente

di Francesco Buetto

Pubblicato il 30 maggio 2012

secondo la Cassazione, gli effetti degli eventuali vizi dell’atto istruttorio prodromico vanno limitati alle parti dell’atto impositivo legati da un nesso di insostituibile necessaria consequenzialità

Con sentenza n. 23595 dell'11 novembre 2011 (ud. dell'8 febbraio 2011) la Corte di Cassazione ha affermato che la giurisdizione, piena ed esclusiva, del giudice tributario è "comprensiva di ogni questione afferente all’esistenza ed alla consistenza dell’obbligazione tributaria": la stessa, quindi, "non ha ad oggetto solo gli atti per così dire finali del procedimento amministrativo di imposizione tributaria (ovverosia gli atti definiti, propriamente, come impugnabili dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19) ma investe - nei limiti, ovviamente, dei motivi sottoposti dal contribuente all’esame di quel giudice ai sensi del medesimo D.Lgs., art. 18, comma 2, lett. e), - tutte le fasi del procedimento che hanno portato alla adozione ed alla formazione di quell’atto tanto che l’eventuale giudizio negativo in ordine alla legittimità e/o alla regolarità (formale e/o sostanziale) su un qualche atto istruttorio prodromico può determinare la caducazione, per illegittimità derivata, dell’atto finale impugnato" atteso che “(Cass., un., 4 marzo 2008 n. 5791; Cass., un., 25 luglio 2007 n. 16412") "la correttezza del procedimento di formazione della pretesa tributaria ... è assicurata mediante il rispetto di una sequenza ordinata secondo una progressione di determinati atti, con le relative notificazioni, destinati, con diversa e specifica funzione, a farla emergere e a portarla nella sfera di conoscenza dei destinatari, allo scopo, soprattutto, di rendere possibile per questi ultimi un efficace esercizio del diritto di difesa".

 

IL PRINCIPIO ESPRESSO NELLA SENTENZA

Il sorgere del potere-dovere del giudice tributario di valutare la "correttezza del procedimento di formazione della pretesa tributaria" o di un suo "atto istruttorio prodromico", tenuto conto della pacifica natura di impugnazione/merito del relativo processo, suppone che il contribuente debba indicare specifici "motivi" di censura anche dell’atto istruttorio prodromico (nel caso, il provvedimento di autorizzazione del Procuratore della Repubblica previsto dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, c. 2).

L’autorizzazione del PM D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52 (richiamato, in materia di imposte sui redditi dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 33), peraltro (Cass., trib., 9 novembre 2005 n. 21745, da cui gli excerpta che seguono), "come chiarito da questa Corte (Cass. ss.uu. 16424/2002)", "costituisce un provvedimento amministrativo che si inserisce nella fase preliminare del procedimento di formazione dell’atto impositivo".

Prosegue la senten