Demansionamento: le responsabilità del lavoratore e del datore di lavoro

Demansionamento: quando è lecito e quando il datore di lavoro rischia la richiesta di risarcimento danni patrimoniali ed extrapatrimoniali. Analisi delle casistiche di demansionamento e della quantificazione dei danni a favore del lavoratore

Demansionamento: generalità

demansionamentoAl momento della stesura della lettera di assunzione, il datore di lavoro deve inserire all’interno della stessa precise indicazioni relative alla categoria legale, il livello e le mansioni specifiche che dovrà svolgere il lavoratore, al fine di dare luogo allo scambio tra prestazione lavorativa e retribuzione, alla base del sinallagma genetico del lavoro subordinato.[1]

Il lavoratore ha il dovere-diritto di svolgere le mansioni per le quali è stato assunto: dovere in quanto soggiace ad un obbligo di obbedienza nei confronti del datore di lavoro, nonché all’obbligo di svolgere con diligenza la prestazione lavorativa, valutabile proprio in relazione alle mansioni cui è adibito;[2] diritto in quanto deve esserci corrispondenza tra le mansioni pattuite in contratto e quelle effettivamente svolte, avendo così il lavoratore la possibilità di richiedere giudizialmente l’assegnazione alle mansioni come definite in sede di contrattazione, nonché il risarcimento del danno nel caso in cui esse si siano di fatto discostate da quanto inizialmente pattuito.

(Per ulteriori approfondimenti leggi “Indici di sfruttamento sul lavoro e confisca dei beni per il datore colpevole”)

 

Classificazione dei lavoratori

I concetti utilizzati nella classificazione del personale sono:

  • mansioni, ovvero le attività concrete affidate al lavoratore al momento dell’assunzione;
     
  • qualifiche, ovvero l’attività generale affidata al lavoratore, comprendente un gruppo uniforme di mansioni, definite dalla contrattazione collettiva;
     
  • categorie,[3] ovvero la distinzione in ordine gerarchico tra dirigenti, quadri, impiegati ed operai.

L’attuale sistema di inquadramento unico ha eliminato il rigido sistema di differenziazione dei lavoratori in base al criterio della categoria legale, data l’attuale scala classificatoria, stabilita dalla contrattazione collettiva, articolata in livelli, ciascuno dei quali può comprendere lavoratori appartenenti a categorie differenti e la cui appartenenza è definita dalle declaratorie e dalle esemplificazioni dei diversi profili professionali introdotte dai Contratti Collettivi.

In base al principio della contrattualità delle mansioni,[4] il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto, nonché essere informato circa il proprio inquadramento contrattuale e relativa retribuzione che ne deriva.

Tutti i lavoratori adibiti ad uguale mansione hanno diritto a ricevere il minimo retributivo garantito dal livello di appartenenza, essendo però esclusa una parità di trattamento assoluta, ben potendo essere riconosciuti a singoli lavoratori aumenti retributivi per determinate circostanze o caratteristiche personali (superminimo ad personam).[5]

 

Assegnazione a mansioni superiori

Può accadere che, nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, il lavoratore possa essere adibito a mansioni differenti rispetto a quelle per le quali era stato assunto ed in via generale può accadere quando queste siano riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte, oppure corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito.

Sono considerate mansioni superiori quelle caratterizzate da un più elevato contenuto professionale, e la variazione può avvenire o per sostituzione di altro lavoratore assente, o per ragioni organizzative/produttive e per un periodo di tempo limitato, decorso il quale il lavoratore ha diritto all’inquadramento superiore.

La variazione può avvenire anche per fatti concludenti e senza comunicazione scritta o con le modalità stabilite dalla contrattazione collettiva.

Durante tutto il periodo di variazione, indipendentemente dalla circostanza per cui essa sia definitiva o meno, il lavoratore ha diritto al trattamento economico più elevato, previsto per il livello più alto di inquadramento, fino al ritorno alla mansione originaria.

In…

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