Il concetto di incertezza normativa del diritto tributario

L’incertezza normativa oggettiva assurge a causa di esenzione del contribuente dalle sanzioni amministrative previste per violazioni di norme tributarie, laddove integri una condizione di inevitabile incertezza sul contenuto, sull’oggetto e sui destinatari della norma tributaria, ovverosia l’insicurezza ed equivocità del risultato conseguito attraverso il procedimento d’interpretazione normativa, riferibile non già ad un generico contribuente, o a quei contribuenti che per la loro perizia professionale siano capaci di interpretazione normativa qualificata, e tanto meno all’Ufficio finanziario, ma al giudice, unico soggetto dell’ordinamento cui è attribuito il potere-dovere di accertare la ragionevolezza di una determinata interpretazione.

incertezza normativa diritto tributarioLa Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 6872 dell’11/03/2020, è intervenuta chiarendo cosa si intende per incertezza normativa nel diritto tributario.

 

Incertezza normativa: caso di tribunale

Nel caso di specie, la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia aveva accolto l’appello proposto da una società avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Brescia, che ne aveva rigettato il ricorso avverso un atto di contestazione, con il quale l’Ufficio aveva irrogato, per l’anno 2004, la sanzione di cui all’art. 13 del D.lgs. n. 471 del 1997, per superamento del limite di compensazione Iva.

I giudici di secondo grado avevano in particolare osservato che:

  1. quanto all’importo massimo compensabile, la previsione (allora) di una soglia di euro 516.456,90 ex art. 34 della legge n. 388 del 2000, oltre la quale la compensazione non era consentita, non violava le previsioni dello Statuto del contribuente, né le direttive europee, per cui la compensazione oltre il limite consentito- nel cui calcolo andavano incluse anche le liquidazioni trimestrali- equivaleva ad omissione di versamento;
     
  2. nella specie, trovava comunque applicazione l’esimente di cui all’art. 6 del Dlgs. n. 472 del 1997, in quanto solo a partire dal comunicato stampa del 27 luglio 2004 l’Agenzia aveva sciolto i dubbi interpretativi circa la necessaria inclusione delle liquidazioni trimestrali nel calcolo in ordine all’importo massimo compensabile ai sensi dell’art. 8 comma 3, del Dpr. n. 542 del 1999, sussistendo, fino a tale anno, interpretazioni, non solo della stampa specializzata ma anche di atti ufficiali (RM n. 218/2003), nel senso della non imputazione dei crediti trimestrali.

Avverso tale sentenza l’Agenzia delle Entrate proponeva infine ricorso per cassazione, denunciando la violazione e falsa applicazione degli artt. 8 del Dlgs. n. 546 del 1992, 6, comma 2, del Dlgs. n. 472 del 1997, nonché 10, comma 3, del Dlgs. n. 212 del 2000, per avere la CTR erroneamente ritenuto sussistere, ai fini della inapplicabilità delle sanzioni, una “incertezza normativa oggettiva” sulla portata dell’art. 8, comma 3, del Dpr. n. 542 del 1999 ,quanto alla inclusione o meno dei crediti trimestrali Iva nel calcolo del limite quantitativo annuo ex art. 34 della legge n. 388/00 utilizzabile in compensazione, stante la difformità di interpretazioni in merito non solo della stampa specializzata ma anche della stessa Amministrazione finanziaria, senza considerare però che già dalla Risoluzione n. 119/1994 – avallata dal comunicato stampa del luglio 2004 – era stata chiara l’interpretazione data dall’Agenzia, nel senso della necessaria imputazione anche delle liquidazioni trimestrali.

 

La Cassazione sull’incertezza normativa

Secondo la Suprema Corte la censura era infondata.

Ricostruendo l’origine dell’incertezza interpretativa, evidenziano infatti i giudici di legittimità che l’articolo 8 del Dpr. n. 542/1999 prevedeva al terzo comma (nel testo vigente ratione temporis) che:

“i contribuenti in possesso dei requisiti richiamati dal secondo comma dell’articolo 38-bis del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, per la richiesta di rimborsi d’Imposta relativi a periodi inferiori all’anno possono, in alternativa, effettuare la compensazione prevista dall’articolo 17, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, per l’ammontare massimo corrispondente all’eccedenza detraibile del trimestre di riferimento”.

E, a sua volta, l’art. 34 della legge n. 388/00 prevedeva che “a decorrere dal 10 gennaio 2001 il limite massimo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, ovvero rimborsabili ai soggetti intestatari di conto fiscale, è fissato in lire 1 miliardo per ciascun anno solare”, anche qui contemplando, in un unico contesto, le due ipotesi del rimborso e della compensazione di crediti Iva.

 

Il problema del…

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