Imprese sociali: il calcolo dei lavoratori svantaggiati si fa per “teste”

Il Ministero del Lavoro si è espresso con riferimento al calcolo da effettuarsi per verificare la rispondenza del numero dei soggetti svantaggiati impiegati alle prescrizioni di legge. Il numero minimo di lavoratori appartenenti a tali categorie “deboli” non si effettua per ore lavorate bensì per “teste”

Dubbi in materia di Lavoro - il servizio di risposta ai quesiti di Commercialista TelematicoIl Ministero del Lavoro si esprime con riferimento al calcolo da effettuarsi nelle realtà di cui al D.Lgs. n. 112/2017 per verificare la rispondenza del numero dei soggetti svantaggiati impiegati alle prescrizioni di legge. Così il numero minimo di lavoratori appartenenti a tali categorie “deboli” non si effettua per ore lavorate bensì per “teste”, proprio per via della finalità delle norme del Decreto medesimo.

Collocamento nell’impresa sociale di lavoratori svantaggiati

Il Ministero del Lavoro si è espresso nei giorni scorsi con riferimento alla definizione di impresa sociale, ovverosia quell’impresa che ai sensi dell’articolo 2, comma 4, del D.Lgs. n. 112/2017 e ss.mm., viene considerata tale in quanto rispondente a specifici requisiti.

L’impresa sociale infatti, ai sensi dell’art. 2, comma 4, del D.Lgs. n. 112/2017, viene considerata di interesse generale, indipendentemente dal suo oggetto, quando all’interno dell’attività d’impresa, “per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale”, sono occupati:

  1. lavoratori molto svantaggiati ai sensi dell’articolo 2, numero 99), del Regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, e ss.mm.;
  2. persone svantaggiate o con disabilità ai sensi dell’articolo 112, comma 2, del D.Lgs. n. 50 del 18 aprile 2016, nonché persone beneficiarie di protezione internazionale ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 19 novembre 2007, e persone senza fissa dimora iscritte nel registro di cui all’articolo 2, comma 4, della L. n. 1228 del 24 dicembre 1954, le quali versino in una condizione di povertà tale da non poter reperire e mantenere un’abitazione in autonomia.

Ma la normativa non prevede solo che l’impresa abbia tali caratteristiche, in quanto affinché vengano rispettati i requisiti, essa deve anche rispettare specifici limiti minimi di occupazione di tali lavoratori, previsti dall’art. 2, comma 5. Infatti “l’impresa sociale impiega alle sue dipendenze un numero di persone di cui alle lettere a) e b) non inferiore al trenta per cento dei lavoratori. Ai fini del computo di questa percentuale minima, i lavoratori di cui alla lettera a) non possono contare per più di un terzo. La situazione dei lavoratori di cui al comma 4 deve essere attestata ai sensi della normativa vigente”.

La definizione di lavoratori “molto svantaggiati”

Per comprendere chi sono i “lavoratori molto svantaggiati” citati dalla normativa, è necessario considerare quanto previsto dal già segnalato Regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014. La definizione ad ogni modo è contenuta nel recente Decreto del Ministero del Lavoro del 17 ottobre 2017, il quale determina – in piena conformità al Regolamento e alle disposizioni contenute nel D.Lgs. n. 81/2015 – chi possa essere definito come lavoratore molto svantaggiato. Senza nessuna pretesa di esaustività, si accenna comunque al fatto che i lavoratori molto svantaggiati sono soggetti:

  • privi da almeno 24 mesi di impiego regolarmente retribuito;

ovvero:

  • privi da almeno 12 mesi di impiego regolarmente retribuito e al contempo, alternativamente: a) avere un’età compresa tra i 15 e i 24 anni; b) non possedere un diploma di scuola media superiore o professionale; c) aver compiuto o superato i 50 anni di età; d) essere un adulto che vive solo con una o più persone a carico; e) aver compiuto 25 anni di età ed essere il soggetto unico che sostiene il nucleo familiare; f) essere occupato in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna, g) appartenere a una minoranza etnica di uno Stato membro (o a una minoranza linguistica italiana) e avere la necessità di migliorare la propria formazione linguistica e professionale o la propria esperienza lavorativa.

Il parere del MLPS sul computo

Sul tema si è espresso di recente il Ministero del Lavoro, al fine di…

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