L’inerenza dei costi di regia infragruppo

Spesso, società facenti parte di un medesimo Gruppo regolano, la suddivisione delle spese per mezzo di scritture private, in base alle quali una delle società del Gruppo (o la stessa capogruppo) si impegna ad eseguire nei confronti delle altre una serie di servizi. La Corte di Cassazione ha chiarito i presupposti di deducibilità dei cosiddetti costi di regia infragruppo.

Contenzioso tributario e processo tributarioLa nozione di inerenza che connota i costi deducibili esprime la riferibilità dei costi sostenuti, anche in via indiretta, potenziale o in proiezione futura, all’attività d’impresa.

La nozione di inerenza implica quindi quella di congruità, dovendo escludersi la deducibilità di costi sproporzionati o eccessivi, in quanto non inerenti.

La ripartizione pro quota, da parte della controllante, delle spese generali tra le società controllate, in mancanza della prova certa della inerenza e della congruità delle prestazioni rese dalla capogruppo a favore delle controllate e senza che emerga con chiarezza in quale misura dovessero imputarsi alle controllate e non già alla controllante, non ne consente dunque la deducibilità.

I costi di regia infragruppo

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 2012 del 24/1/2019, ha chiarito i presupposti di deducibilità dei cosiddetti costi di regia infragruppo.

Nel caso di specie, la società contribuente impugnava l’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate aveva recuperato a tassazione IRAP l’imponibile di Euro 807.335,00, per costi non deducibili relativi a “spese di regia”, ad essa addebitate dalla controllante francese, in forza di contratto di servizi (Services Agreement) e relativo accordo integrativo, non essendo stata provata, secondo l’Amministrazione, la concretezza e l’effettività delle prestazioni da parte della controllante, né l’effettivo grado di utilità conseguito dalla destinataria dei servizi resi.

La Commissione Tributaria Provinciale respingeva il ricorso e la decisione, appellata dalla contribuente, veniva confermata dalla Commissione Tributaria Regionale, la quale rilevava che, nel caso di specie, la mancata indicazione analitica delle prestazioni effettuate dalla capogruppo non consentiva i necessari controlli, “al fine di verificare la natura, il valore e l’utilità” conseguita, anche considerato che le fatture non specificavano la natura delle prestazioni rese dalla capogruppo e, quindi, non consentivano  il riscontro della loro effettività e congruità, non potendo l’inerenza delle prestazioni fatturate essere provata mediante il mero riferimento al contratto di servizio.

La società proponeva infine ricorso per cassazione, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 c.c. e 116 c.p.c., non avendo la CTR considerato che l’effettività dei pagamenti, regolarmente registrati nella contabilità sociale, non era in contestazione, che il contratto di servizio elencava la tipologia delle prestazioni rese alla controllata, che l’inerenza delle prestazioni, ancorché di natura e valore diversi, era dimostrata dal contenuto del contratto, laddove le “spese di regia” venivano suddivise tra le società controllate in proporzione del fatturato di ciascuna, che i costi portati in deduzione erano stati inclusi nel contro economico del bilancio della società contribuente e che si trattava di bilanci certificati.

La ricorrente denunciava poi violazione e falsa applicazione dell’art. 75, commi 4 e 5, Dpr. n. 917 del 1986 (nel testo vigente ratione temporis), giacché la CTR non aveva considerato che i costi per cui era causa erano stati regolarmente registrati ed iscritti a bilancio, per cui erano pienamente provati, come anche confermato dalla relazione di revisione, e che l’inerenza di spese ed altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi deve essere valutata prendendo in considerazione l’attività d’impresa svolta e lo scopo perseguito al momento in cui la spesa è sostenuta, in quanto ciò che conta è la sussistenza di un legame con l’attività d’impresa, nella specie, chiaramente desumibile dalla documentazione in atti, non potendo peraltro la stessa essere disconosciuta ex post alla luce dei risultati conseguiti, ovvero a causa della incertezza del “vantaggio” e della “utilità” concretamente conseguiti.

Secondo la Suprema Corte, il ricorso era infondato.

Evidenziano infatti i giudici di…

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