La fase esecutiva dell'accordo di esdebitazione: il ruolo del liquidatore, dell'OCC e del giudice

La fase esecutiva dell’accordo è disciplinata dalla Legge n. 3/2012, nell’ambito di quella che è stata definita una procedura duale, in quanto il debitore da un lato deve adempiere alle obbligazioni previste nella proposta e, quindi, rispettare l’impegno negoziale assunto con una porzione qualificata del ceto creditorio, dall’altro deve soddisfare integralmente i creditori estranei all’accordo stesso. E’ importante evidenziare che in tale importantissima fase procedimentale il ruolo del giudice, rispetto ai modelli concorsuali tradizionali, è quello tipico del risolutore – terzo ed imparziale – dei conflitti inerenti diritti soggettivi, a fronte di una penetrante funzione che è quella di supporto al debitore e/o al liquidatore, nonché di controllo dell’organismo di composizione della crisi

La fase esecutiva dell’accordo omologato ai sensi dell’art. 12, L. 27 gennaio 2012, n. 3 è disciplinata nell’art. 13, nell’ambito di quella che è stata definita una procedura duale, in quanto il debitore da un lato deve adempiere alle obbligazioni previste nella proposta e, quindi, rispettare l’impegno negoziale assunto con una porzione qualificata del ceto creditorio, dall’altro deve soddisfare integralmente i creditori estranei all’accordo stesso.

E’ importante evidenziare che in tale importantissima fase procedimentale il ruolo del giudice, rispetto ai modelli concorsuali tradizionali, è quello tipico del risolutore – terzo ed imparziale – dei conflitti inerenti diritti soggettivi, a fronte di una penetrante funzione che è quella di supporto al debitore e/o al liquidatore, nonché di controllo dell’organismo di composizione della crisi.

D’altro canto, a parte il caso in cui siano stati pignorati dei beni  che rende necessaria la nomina di un liquidatore,  lo stesso debitore rimane protagonista della propria esdebitazione ed arbitro della liquidazione e della ripartizione del ricavato, sia pure sotto la vigilanza dell’organismo medesimo e con l’osservanza delle modalità di liquidazione e di pagamento previste nel piano, non essendo previsto l’elemento tipico delle procedure fallimentari del c.d. spossessamento.

Secondo la previsione dell’art. 7, primo comma, il piano – nell’ambito dell’autonomia negoziale – potrebbe prevedere la facoltà per il debitore o di affidare direttamente ad un fiduciario il suo patrimonio per eseguire l’accordo ovvero di chiederne la nomina al giudice dell’omologazione. Ma si tratta d’ipotesi speciali, normalmente connesse a specifiche esigenze, anche per garantire maggiore appetibilità al piano.

Tale  opzione legislativa, ispirata al rifiuto di una concezione concorsualistica della procedura di composizione della crisi  pur con la presenza di tratti propri sia del concordato preventivo – nel quale ex ì art. 167 l.fall. il debitore conserva l’amministrazione dei suoi beni – che degli accordi di ristrutturazione dei debiti è stata oggetto di critiche: si è, ad esempio, dubitato della concreta efficacia del controllo dell’organismo di composizione della crisi, evidenziandosi il rischio che il debitore possa attuare condotte fraudolente o preferenziali.

Il liquidatore: il ruolo

Se l’ipotesi ordinaria prevede un ruolo da protagonista del debitore, a norma del primo comma dell’art. 13, nel caso in cui per la soddisfazione dei crediti sono utilizzati beni sottoposti a pignoramento, la liquidazione deve essere affidata ad un soggetto terzo, nominato dal giudice, su proposta dell’organismo: ciò per l’ovvia ragione che l’espropriazione forzata ha già avuto inizio, ai sensi dell’art. 491 c.p.c., essendo tutto o parte del patrimonio già formalmente aggredito da uno o più creditori, dovendosi, pertanto, marginalizzare il debitore, ormai esecutato e come tale privato tendenzialmente della custodia, garantendo la massima imparzialità nella fase esecutiva. Pertanto, sarà necessario procedere alla nomina del liquidatore anche se il pignoramento sopravvenga alla presentazione della proposta, con il termine finale dell’udienza ex art. 10, terzo comma, con cui il giudice abbia disposto il blocco temporaneo delle azioni esecutive individuali.

Nel caso contrario di procedura di composizione promossa dopo il pignoramento, qualora creditore procedente sia un estraneo all’accordo, la liquidazione del bene sarà sottratta al processo esecutivo individuale già iniziato.

La nomina del liquidatore presuppone una proposta dell’organismo di composizione della crisi, quale atto prodromico all’esercizio del potere giudiziale, con la specificazione che essa, pur necessaria, non è vincolante quanto all’eventuale nominativo indicato: questo perché al giudice va comunque garantita la piena libertà di scelta, non potendosi pensare che il suo potere sia limitato al solo controllo della…

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