Gli elevati compensi ai praticanti fanno scontare l'IRAP ai commercialisti

Con ordinanza del 27 dicembre 2018, la Corte di Cassazione ha ritenuto soggetto ad IRAP il commercialista che paga elevati compensi ai praticanti. Approfondiamo le motivazioni

Gli elevati compensi ai praticanti fanno scontare IRAP ai commercialistiCon l’ordinanza n. 33382 del 27 dicembre 2018, la Corte di Cassazione ha ritenuto soggetto ad Irap il commercialista che paga elevati compensi ai praticanti.

Il fatto

L’Agenzia delle Entrate ricorre avverso una decisione della Commissione tributaria regionale di Bologna, che, in parziale riforma del primo grado, ha tenuto esente dal pagamento dell’Irap un commercialista.

Quest’ultimo aveva chiesto il rimborso dell’imposta pagata per gli anni dal 2003 al 2009, e versata a titolo di Irap per la presenza in studio e la relativa remunerazione, di due praticanti.

Gli elevati compensi ai praticanti fanno scontare l'IRAP ai commercialistiL’Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso dell’Irap, sul presupposto che i compensi pagati ai praticanti dimostravano una certa loro capacità di contribuire al reddito del commercialista, ed erano indice di effettivo lavoro svolto a favore del contribuente. “La tesi del Fisco è che essersi avvalso per alcuni anni di un praticante, per altri anni di due o tre, ed aver loro corrisposto compensi elevati (per un totale di circa 40 mila euro) è indice della circostanza che questi ultimi non fossero praticanti, ma collaboratori in grado di incidere sulla capacità produttiva”.

La decisione della Corte in merito all’IRAP del commercialista

Il ricorso per la Corte appare fondato.

Come è noto, l’Irap presuppone il ricorso ad una struttura organizzativa che contribuisca alla produzione del reddito.

In astratto, osservano i massimi giudici è vero che, nel caso di utilizzazione di praticanti si deve presumere che la loro utilizzazione non è fatta in vista di un aumento del reddito, ma in vista della loro formazione, ed è altresì vero che la finalità del ricorso a praticanti è di impartire loro istruzione professionale piuttosto che di avvalersi della loro opera per incrementare il reddito (in tal senso anche Cass. n. 22705 del 2016).

Gli elevati compensi ai praticanti fanno scontare l'IRAP ai commercialistiE’ però altrettanto vero che questa regola vale, per l’appunto, in astratto e che non esime il giudice di merito dalla necessità di verificare se, in concreto, anche in ragione della consistenza dei compensi corrisposti al praticante, quest’ultimo abbia contribuito alla produttività del professionista, incrementandone il reddito (v. da ultimo Cass. 24.1.2018, n. 1723). E ciò a maggior ragione ove si consideri che la questione del concreto contributo fornito dal praticante alla produzione del reddito era stata sollevata dall’ Agenzia delle Entrate, la quale aveva ritenuto la prova di tale contributo presumendola dai compensi elevati (per un semplice praticante) corrisposti dal professionista”.

Il ricorso va dunque accolto con rinvio al giudice di merito.

Breve nota 

E’ noto che il professionista o l’imprenditore individuale che impiega un solo collaboratore con mansioni di segreteria o meramente esecutive è escluso dall’Irap, per effetto delle conclusioni raggiunte dalle SS.UU. della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9451/2016.

In pratica la Corte di Cassazione concede l’apporto di una sola unità lavorativa e che deve comunque svolgere mansioni di segreteria o esecutive[1].

Ma il caso de quo apre scenari interpretativi di interesse, in quanto da una parte trasforma i praticanti in collaboratori, e dall’altra parte mette in risalto il valore dei compensi corrisposti.

Ricordiamo che, sotto il versante giurisprudenziale, con la sentenza n. 15745 del 19 settembre 2012 (ud 5 aprile 2012) la Corte di Cassazione ha assoggetto ad Irap il professionista che si avvale di collaboratori esterni.

E successivamente, con la sentenza n. 8962 del 12 aprile 2013 (ud 21 febbraio 2013) la Corte di Cassazione ha ritenuto soggetto Irap il commercialista che si appoggiava, per tutta una serie di servizi, ad una società esterna di cui è socio (da un lato il professionista aveva indicato, nella dichiarazione dei redditi, notevoli compensi corrisposti a terzi – per il 2001, L. 134.473.000, per il 2002, Euro 66.222,00, per il 2003, Euro 94.109,00, ed anche negli anni successivi e tali dati…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it