Tirocini extracurriculari: linee guida per l’attività ispettiva

Con la Circolare n. 8/2018, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro è intervenuto a supporto del proprio personale ispettivo dettando le linee guida da adottare al fine di inquadrare correttamente i tirocini extracurriculari (formativi, di orientamento, di inserimento/reinserimento lavorativo). L’occasione si è dimostrata propizia per riepilogare attentamente l’apparato sanzionatorio da applicare qualora di verificassero fenomeni di elusione quali, ad esempio, il ricorso sistematico ai tirocini da parte di taluni soggetti ospitanti o l’attivazione di un numero di tirocini particolarmente elevato in rapporto all’organico aziendale.
Premessa
Il 25 maggio 2017 la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ha approvato le nuove “Linee Guida in materia di tirocini di formazione e di orientamento”, che hanno inteso aggiornare ed integrare il contenuto delle Linee Guida approvate il 24 gennaio 2013 e superare le criticità emerse nei primi anni di attuazione delle discipline regionali.
Con il termine “tirocinio” s’intende quel “periodo di pratica lavorativa di durata limitata, retribuita o no, con una componente di apprendimento e formazione, il cui obiettivo è l’acquisizione di un’esperienza pratica e professionale finalizzata a migliorare l’occupabilità e facilitare la transizione verso un’occupazione regolare”.
Si ricorda, a tal proposito, che i tirocini rientranti nelle nuove linee guida del 2017 sono i c.d. extracurriculari (formativi, di orientamento, di inserimento/reinserimento lavorativo), mentre sono esclusi:

i tirocini curriculari;
i tirocini previsti per l’accesso alle professioni ordinistiche nonché i periodi di pratica professionale;
i tirocini transnazionali svolti all’estero o presso un ente sovranazionale;
i tirocini per soggetti extracomunitari promossi all’interno delle quote di ingresso, che sono regolati dall’accordo 99/CSR del 5 agosto 2014.

Com’è noto, sono le rispettive Regioni a dover recepire i contenuti delle linee guida affinché producano i loro effetti. Attualmente vi hanno provveduto solamente: il Lazio, la Calabria, la Sicilia, la Basilicata, il Veneto, la Lombardia, le Marche, il Piemonte, la Liguria, il Molise e la Provincia autonoma di Trento. Per tutti coloro che non vi hanno ancora aderito si applicano le previgenti Linee Guida, emanate nel 2013.
Tirocini “fasulli” e riqualificazione del rapporto di lavoro
L’obiettivo dichiarato dell’INL è quello di scovare tirocini “fasulli”, ossia tirocini che nonostante siano finalizzati all’apprendimento sul posto di lavoro (on the Job), possono presentare i profili dell’eterodirezione che chiaramente rappresenta a tutti gli effetti un elemento tipico del rapporto di lavoro subordinato.
A tal fine, risulta di fondamentale importanza che gli ispettori valutino le modalità di svolgimento del tirocinio in modo tale da poter ritenere se l’attività del tirocinante sia effettivamente funzionale all’apprendimento e non invece all’esercizio di una mera prestazione lavorativa. Un elemento per esempio che potrebbe far presupporre la non genuinità del tirocinio è l’inosservanza della normativa regionale, nel cui ambito viene svolto il tirocinio.
Per fare ciò, l’attività ispettiva si è dotata di alcuni principi al verificarsi dei quali scatta la conversione del tirocinio alla forma comune di rapporto di lavoro, ossia il contratto di lavoro a tempo indeterminato. Stiamo parlando per esempio di:

tirocinio attivato in relazione ad attività lavorative per le quali non sia necessario un periodo formativo, in quanto attività del tutto elementari e ripetitive;
tirocinio attivato con un soggetto che non rientra nelle casistiche indicate dalla legge regionale e che, esemplificando, le Linee Guida indicano al punto 1 lettere da a) ad e) (soggetti in stato di disoccupazione, beneficiari di strumenti di sostegno al …

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