IRAP: compensi elevati ed autonoma organizzazione

La condizione che il professionista percepisca compensi molto alti non è indizio valido a far scattare l’assoggettamento ad Irap.
Quanto sopra è contenuto nella sent. n. 15248/2016 della Suprema Corte da cui emerge che per essere tenuti al pagamento dell’imposta devono ricorrere i requisisti dell’autonoma organizzazione.
Ennesima interpretazione fornita dai giudici di legittimità circa il corretto inquadramento delle categorie di soggetti (imprenditori e professionisti) obbligati al pagamento dell’IRAP.
Autonoma organizzazione
L’Imposta Regionale Attività Produttive (in seguito Irap) è stata introdotta con il D. Lgs. 446/1997 divenuta poi, con la Legge Finanziaria del 2008, una mera tassa, con il 90% del gettito ottenuto attribuito alle Regioni al fine di finanziare il Fondo Sanitario Nazionale.
Sono soggetti all’imposta Aziende, Enti o liberi professionisti ossia tutti coloro i quali esercitano un’attività anche non commerciale, ivi comprese le Amministrazioni Pubbliche e i produttori agricoli i quali, però, in alcuni casi, possono essere esonerati.
L’esercizio del lavoro autonomo di cui all’art. 49, c. 1, ovvero dall’art. 53, c. 1, del Tuir di cui Dpr n. 917/1986, “è escluso dall’applicazione dell’Imposta reale sulle attività produttive (Irap) solo nel caso in cui si tratti di attività non autonomamente organizzata”.
Pertanto grava sul contribuente che chieda il rimborso dell’Irap asseritamente non dovuta l’onere di provare l’assenza delle condizioni sopraelencate.
Il parametro dell’autonoma organizzazione, la cui valutazione spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se motivato, sussiste quando il contribuente:
– è il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità;
– impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit (“ciò che accade più spesso”), il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore con mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.
Alla luce di quanto sopra la Suprema Corte ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate, compensando le spese di giudizio, attesa la natura controversa della questione in sede di legittimità.
A parere dello scrivente la questione, dopo le innumerevoli interpretazioni fornite sul tela dai giudici di legittimità, è necessario che il legislatore riveda normativamente l’ambito applicativo del tributo al fine di chiarire in modo definitivo il presupposto impositivo dei soggetti interessati e l’attività dagli stessi svolta.
I lavoratori autonomi o imprenditori sono tenuti, quindi, a versare l’Irap qualora svolgono l’attività mediante una “organizzazione autonoma”, secondo l’id plerumque accidit, che sussiste solo ove il contribuente impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio della stessa in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui, sostenendo i relativi costi.
Tale condizione deve essere valutata dal giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità e sussiste quando il contribuente è il responsabile dell’organizzazione e non sia inserito in strutture organizzative riferibili ad altri, impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Quindi l’accertamento dell’assenza di tale condizione rappresenta il presupposto necessario per legittimare l’esclusione dal pagamento dell’imposta per i lavoratori autonomi o imprenditori, che non si avvalgono di una stabile struttura organizzativa (art. 2 del D.Lgs n. 446/1997); rappresenta viceversa onere del contribuente che chieda il …

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