Le recenti indicazioni della Cassazione in tema di estensione, in via giudiziale, della procura ad litem

di Antonino Russo

Pubblicato il 26 aprile 2016

ampiezza della procura alla lite e possibilità di ricerca di eventuali mancanze nel corpo della stessa: focalizziamo l'attenzione su alcuni punti critici della procura nel processo tributario

La Corte di Cassazione, con due decisioni depositate in rapida successione, fornisce interessanti spunti agli operatori del processo tributario in tema di ampiezza della procura ad litem e di possibilità di ricerca aliunde di eventuali mancanze nel corpo della stessa.

Con la sentenza n. 4909 del 14 marzo 2016, le Sezioni Unite Civili hanno descritto gli effetti, e le estensioni, della procura apposta in calce alla copia notificata dell'atto di appello.

La pronuncia, sortita da un processo iniziato innanzi al giudice ordinario, è destinata a svolgere effetti anche nelle liti fiscali poiché, a mente dell’art. 12 , comma 7, D.lgs. n.546/921, la forma del mandato ad litem e la sua allocazione ricalcano sostanzialmente i contenuti dell’art. 83 c.p.c. e questo nonostante la norma del processo tributario si limiti a richiamare “un atto del processo” senza fornire un elenco di atti, come invece dispone la citata norma processualcivilistica.

Ebbene, il giudice ha confermato un precedente insegnamento rammentando che, con riferimento all'appello incidentale, proprio le stesse Sezioni Unite, con la decisione n. 19510 del 14 settembre 2010, erano pervenute ad affermare che “secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata della normativa processuale, idonea a dare attuazione ai principi di economia processuale e di tutela del diritto di azione e di difesa della parte stabiliti dagli artt. 24 e 111 Cost., deve senz'altro riconoscersi al difensore dell'appellato il potere di proporre appello incidentale anche nel caso in cui la procura sia stata apposta in calce alla copia notificata dell'atto di citazione in appello, ossia ad uno degli atti previsti dall'art. 83 c.p.c., comma 3, in quanto la facoltà di proporre tutte le domande ricollegabili all'interesse del suo assistito e riferibili all'originario oggetto della causa è attribuita al difensore direttamente dall'art. 84 c.p.c., e non dalla volontà della parte che conferisce la procura alle liti, rappresentando tale conferimento non un'attribuzione di poteri ma semplicemente una scelta ed una designazione, con la conseguenza che la natur