Imposta sulle scommesse: parola alla Corte Costituzionale

di Enzo Di Giacomo

Pubblicato il 27 febbraio 2016

i dubbi sulla debenza e sulla gestione dell'imposta sulle scommesse dovuta dai bookmaker esteri che operano in Italia hanno portato ad investire la Corte Costituzionali sulla complessa normativa fiscale relativa alla raccolta di scommesse sportive

L’imposta unica sulle scommesse e sui concorsi pronostici se grava sulle sole ricevitorie che operano per i bookmakers esteri privi di concessione è in contrasto con i principi costituzionali.

Quanto precede emerge da alcune ordinanze emesse dalla CTP di Rieti (nn. 429-432/2015) di rimessione alla Corte Costituzionale in cui si sottolinea che se l’imposta grava solo sulla ricevitoria che gestisce la raccolta delle scommesse per conto di un bookmaker estero determina la violazione dei principi di cui agli artt 3 e 53 Cost.

Fatto

La norma, che è stata introdotta con la Stabilità del 2011, in sostanza prevede che a ctd e bookmaker possa essere chiesto il pagamento del prelievo sulle scommesse che hanno raccolto in Italia. Ricevitorie e compagnia madre sono responsabili in solido, vale a dire che lo Stato può chiedere alle une o all’altra il pagamento dell’intera cifra.

La società ricorrente Ctd (centro trasmissione dati