La proposizione dell’eccezione di nullità nel ricorso introduttivo

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 23 novembre 2015

in caso di proposizione di ricorso tributario, è fondamentale ricordarsi che l'eccezione di nullità va proposta nel ricorso introduttivo
  Principi L’ordinamento tributario costituisce un sottosistema del diritto amministrativo, con il quale è in rapporto speciale: possono così trovare applicazione le norme generali soltanto nei limiti in cui non siano derogate o non risultino incompatibili con le norme speciali di diritto tributario. Il legislatore ha incluso nella categoria della “nullità tributaria” tutti i vizi che inficiano la validità dell’atto, senza operare alcun distinguo. Ne consegue che l’invalidità/annullabilità deve essere eccepita dal contribuente mediante impugnazione, attraverso la proposizione cioè del ricorso nei modi e nei termini previsti. In difetto, il provvedimento tributario, pure se affetto da vizio di “nullità”, si consolida, divenendo definitivo e legittimando l’amministrazione alla riscossione coattiva dell’imposta. Ne consegue che il contribuente deve sollevare l’eccezione di nullità, chiedendo l’annullamento dell’atto impugnato al giudice, sin dal ricorso introduttivo. Il giudice tributario non può  annullare atti impositivi, senza richiesta di parte, per eventuali casi di nullità derivanti da assenza di contraddittorio, mancata allegazione di atti, eccetera. In ogni caso l’eventuale nullità non può essere rilevata d’ufficio dal giudice. Alla sanzione della nullità comminata dall'art. 42, c. 3, Dpr n. 600/1973, all'avviso di accertamento privo di sottoscrizione, delle indicazioni e della motivazione o al quale non risulti allegata la documentazione non anteriormente conosciuta dal contribuente, al pari delle altre norme che prevedono analoghe ipotesi di “nullità” degli atti tributari nelle diverse discipline d'imposta, non è direttamente applicabile il regi