Responsabilità solidale verso i soci e i creditori della società scissa e della società beneficiaria della scissione

Aspetti generali

Le operazioni straordinarie di impresa sono disciplinate da disposizioni che, sotto il profilo civilistico, prevedono anche un regime di responsabilità verso i soci e i creditori delle società coinvolte. Le stesse operazioni sono assistite da norme speciali per quanto attiene alle relative conseguenze fiscali, intese a salvaguardare e a correttamente attribuire l’obbligazione tributaria.

In particolare nell’ambito della scissione è previsto (ai sensi dell’art. 173, c. 13, del TUIR) che «i controlli, gli accertamenti e ogni altro procedimento relativo ai suddetti obblighi sono svolti nei confronti della società scissa o, nel caso di scissione totale, di quella appositamente designata, ferma restando la competenza dell’ufficio dell’Agenzia delle entrate della società scissa. Se la designazione è omessa, si considera designata la beneficiaria nominata per prima nell’atto di scissione. Le società coobbligate hanno facoltà di partecipare ai suddetti procedimenti e di prendere cognizione dei relativi atti, senza oneri di avvisi o di altri adempimenti per l’Amministrazione».

Secondo quanto è stato affermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 13059 del 24.6.2015, tale regime di solidarietà tributaria, operante per il caso della scissione parziale tra società scissa e società beneficiarie della scissione, ha carattere illimitato, alla luce della natura speciale della norma tributaria rispetto a quella civilistica. Per esso non può quindi trovare applicazione la limitazione prevista dall’art. 2506-quater c.c., che circoscrive la responsabilità nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto assegnato o rimasto alla società beneficiaria della scissione. Questa conclusione è rafforzata dall’art. 15 del D.Lgs. n. 472/1997, che, in materia di sanzioni, prevede anch’esso una regime di solidarietà tra società scissa e società beneficiaria della scissione.

Aspetti civilistici della scissione

La scissione delle società può essere totale o parziale.

In presenza di scissione parziale, la riduzione del capitale sociale si rende necessaria solo se il trasferimento intacca il capitale sociale, e non nel caso in cui una S.p.a. si scindesse trasferendo una parte del patrimonio che incide solo sugli utili distribuibili e sulle riserve disponibili, evitando qualsiasi riduzione del capitale.

Secondo l’art. 2506, c. 1, c.c., attraverso la scissione, una società (scissa) assegna l’intero patrimonio a più società (beneficiarie), preesistenti o di nuova costituzione, o parte del patrimonio, in tal caso anche ad una sola società, e le relative azioni o quote ai suoi soci.

Il successivo secondo comma dell’articolo consente:

  • un conguaglio in danaro, purché non superiore al 10% del valore nominale delle azioni o quote attribuite;

  • per consenso unanime, che ad alcuni soci non vengano distribuite azioni o quote di una delle società beneficiarie della scissione, ma azioni o quote della società scissa.

A seguito della scissione, la società scissa può attuare il proprio scioglimento senza liquidazione, ovvero continuare la propria attività (art. 2506, c. 3, c.c.).

La partecipazione alla scissione è preclusa per le società in liquidazione che abbiano iniziato la distribuzione dell’attivo (art. 2506, c. 4, c.c.).

Al riguardo, è stato rilevato in dottrina (ed evidenziato nella relazione illustrativa alla legge-delega 3.10.2001, n. 366, per la riforma del diritto societario) che tale esclusione potrebbe pregiudicare le possibilità di pervenire al risanamento dell’impresa mediante operazioni di scissione, soprattutto nell’ambito delle procedure di amministrazione controllata e straordinaria, che sono finalizzate al recupero della società, più che alla liquidazione della stessa.

La concreta disciplina della scissione fa rinvio, come verrà meglio evidenziato più avanti, alle norme riguardanti la fusione. In entrambi i casi, si tratta infatti di operazioni…

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