Dirigenti illegittimi dell’Agenzia delle Entrate: una questione da risolvere

di Enzo Di Giacomo

Pubblicato il 17 ottobre 2015

un'analisi della vexata quaestio dei dirigenti illegittimi dopo l'intervento del Consiglio di Stato: sulla questione urge una soluzione definitiva

La questione dei dirigenti incaricati presso l’Agenzia delle entrate, dichiarati illegittimi dopo la sentenza n. 37/2015 della Corte Costituzionale, sembra al momento non trovare una soluzione. Nel richiamare la recente sentenza n. 0461 depositata il 6/10 u.s. del Consiglio di Stato, si cerca di ricostruire le tappe della vexato questio della vicenda in esame.

Fatto

La vicenda ha riguardato un numero consistente (circa 800) di funzionari a cui è stato conferito un incarico dirigenziale poi prorogati nel corso degli anni.

In particolare, si è trattato di incarichi a contratto concessi dall’Agenzia delle entrate senza il superamento di una procedura concorsuale nonché il sistema di assegnazione dei incarichi dirigenziali ai funzionari (ciò che fino a qualche anno fa poteva effettuarsi facendo ricorso all’istituto della cd Reggenza), secondo l’applicazione non conforme alla legge dell’art. 19, c. 6, del D.Lgs. n. 165/2001 secondo cui è possibile assegnare incarichi dirigenziali a funzionari interni, sulla base dl presupposto di essere funzionari.

Gli incarichi di cui sopra erano previsti dall’art. 24 del Regolamento di amministrazione e hanno consentito il conferimento di incarichi dirigenziali in favore di funzionari non in possesso della relativa qualifica (fino al 2010). Tali dirigenti a vario titolo sono i direttori provincialireggenti; i dirigenti “incaricati che sottoscrivono gli atti su delega dei reggenti.

La situazione sopra descritta, come detto, si è protratta fino alla emanazione della sentenza n. 37/2015 a cui sono seguite una serie innumerevoli di sentenze di merito e poi a qualche prima sentenza di legittimità che ha toccato direttamente e non la questione in esame.

Diritto

La sentenza n. 37/2015 della Corte Costituzionale ha chiarito l’illegittimità costituzionale delle posizioni occupate dai suddetti funzionari.

I giudici delle leggi hanno rilevato che secondo la costante giurisprudenza della Corte, nessun dubbio può nutrirsi in ordine al fatto che il conferimento di incarichi dirigenziali nell’ambito di una PA debba avvenire previo esperimento di un pubblico concorso, e che il concorso sia necessario anche nei casi di nuovo inquadramento di dipendenti già in servizio (Cfr. sentenza n. 194