La contabilizzazione degli arretrati contrattuali

Con la ripartenza della contrattazione collettiva nazionale (anche a seguito delle pronunce della Corte Costituzionale) si ripropone il tema della corretta contabilizzazione degli arretrati contrattuali, rispetto ai quali i principi dell’armonizzazione contabile suggeriscono soluzioni diverse da quelle generalmente utilizzate in passato dagli enti locali.
Con il nuovo sistema contabile armonizzato, infatti, sono state modificate radicalmente le regole di competenza da utilizzare per l’imputazione degli impegni di spesa, con l’introduzione del principio della competenza finanziaria potenziata, che tiene conto non solo della formazione dell’obbligazione giuridica ma altresì della sua esigibilità.
In più con l’esigenza, per offrire una migliore rappresentazione delle risultanze contabili, di assumere impegni di spesa esclusivamente a fronte di obbligazioni giuridicamente perfezionate e della precisa individuazione degli elementi necessari, fatta salva la contestuale necessità di assicurare la copertura finanziaria.
Ecco perché, secondo il principio contabile n° 2 relativo alla contabilità finanziaria, facendo sintesi di entrambi gli aspetti, è ora stabilito che l’imputazione dell’impegno, per le obbligazioni derivanti da rinnovi contrattuali del personale dipendente, può avvenire esclusivamente nell’esercizio in cui è firmato il contratto collettivo nazionale.
Ciò vale altresì per i relativi oneri riflessi a carico dell’ente e quelli derivanti dagli eventuali effetti retroattivi del nuovo contratto, salvo che (per salvaguardare il rispetto del fondamentale principio dell’esigibilità, cardine della nuova contabilità) i contratti sottoscritti non dispongano il differimento degli effetti economici.
Per assicurare, poi, la copertura finanziaria ma altresì che la gestione del bilancio non determini delle spese latenti si prevede (o meglio, letteralmente, “si auspica”), nelle more della firma del contratto, che l’ente accantoni…

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