Il condono non copre il credito d'imposta illegittimamente utilizzato

 

Con la sentenza n. 964 del 21 gennaio 2015 (ud. 9 ottobre 2014) la Corte di Cassazione ha confermato che il condono fiscale non copre le contestazioni sul credito d’imposta ex art. 8 della legge n. 388/2000.

 

Il fatto

Una società ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della CTR della Toscana, sezione staccata di Livorno, con la quale, rigettando l’appello della contribuente, è stata confermata la legittimità dell’avviso di recupero del credito d’imposta previsto dall’art. 8, della L. n. 388 del 2000, per nuovi investimenti in aree svantaggiate. In particolare, l’Ufficio aveva rilevato che alcune spese effettuate dalla società per la costruzione di un capannone, tra cui quella per l’acquisto del terreno, erano state sostenute anteriormente al 13 marzo 2001, data di approvazione del regime di aiuti da parte della Commissione europea. Il giudice d’appello ha ritenuto che nell’ipotesi, come quella di specie, di esecuzione dell’investimento tramite appalto, i costi si considerano sostenuti alla data di ultimazione della prestazione, oppure, in caso di stati di avanzamento lavori, alla data di accettazione degli stessi. La contribuente non aveva, però, fornito nè la prova dello stato di avanzamento lavori nè l’esistenza di un contratto di appalto. Ha poi escluso che l’adesione al condono di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 9, precludesse il disconoscimento di crediti d’imposta.

 

La sentenza della Suprema Corte

Osserva la Corte che “il condono della L. 27 dicembre 2002, n. 289, ex art. 9, elide i debiti del contribuente verso l’erario, ma non opera sui suoi eventuali crediti fiscali, dovendo la previsione del comma 9 del citato articolo, secondo cui ‘la definizione automatica non modifica l’importo degli eventuali rimborsi e crediti derivanti dalle dichiarazioni presentate’, interpretarsi nel senso che tale definizione non sottrae all’ufficio il potere di contestare il credito esposto dal contribuente (nella fattispecie, analoga a quella del presente giudizio, la Corte ha cassato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto precluse, per effetto del condono, le contestazioni dell’amministrazione finanziaria e quindi accolto il ricorso del contribuente avverso un avviso di recupero del credito di imposta di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 8), (Cass. n. 2597 del 2014; in generale sull’art. 9, comma 9, cit., cfr., in senso conforme, Cass. nn. 375 del 2009, 20433 del 2014)”.

 

LA PROBLEMATICA DEL CONDONO

L’art. 8 della Legge 23 dicembre 2000 n. 388 ha introdotto, per i soggetti titolari di reddito di impresa operanti nel meridione d’Italia e nelle aree depresse del Centro-Nord, un credito di imposta (determinato in maniera automatica) in relazione alla effettuazione di investimenti consistenti in acquisizioni di beni strumentali nuovi, oggetto, successivamente, di varie modifiche.

La tesi della dottrina

Fra le critiche mosse dalla dottrina al comportamento degli uffici (inoppugnabilità dell’avviso; illegittimità della procedura di accertamento; illegittimità dell’iscrizione a ruolo a titolo definitivo), spicca quella della presunta caducazione del provvedimento nel caso di presentazione di condono di cui alla legge n. 289/021.

In ordine a tale punto si fa rilevare 2 che in presenza di condono tombale, ex art. 9 c. 9 L. 289/2002, (secondo cui la definizione automatica, limitatamente a ciascuna annualità, renderebbe definitiva la liquidazione delle imposte risultanti dalla dichiarazione con riferimento alla spettanza di deduzioni e agevolazioni indicate dal contribuente o all’applicabilità di esclusioni, mentre il successivo comma 10, ha previsto che il perfezionamento della procedura prevista dal presente articolo comporta, fra l’altro, la preclusione, nei confronti del dichiarante e dei soggetti coobbligati, di ogni accertamento tributario), nessun atto poteva essere emesso dall’Amministrazione Finanziaria nei confronti dei soggetti che hanno aderito a tale forma di condono.

Né si può obiettare, secondo…

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