La legge fallimentare ed il concetto di piccolo imprenditore: analisi dei requisiti soggettivi, oggettivi e dimensionali relativi all’assoggettabilità a fallimento

di Anna Maria Pia Chionna

Pubblicato il 21 febbraio 2015

analisi dei limiti dimensionali minimi richiesti per assoggettare l'impresa al fallimento: come viene attualmente definito il cosiddetto 'piccolo imprenditore'

 

La massima

Proprio con riguardo all'interpretazione della L. Fall., art. 1, comma 2, lett. a), introdotto dal D.Lgs. n. 5 del 2006, questa Corte ha ritenuto che la nozione di "capitale investito", rilevante per il riconoscimento della qualifica di piccolo imprenditore commerciale, all'esclusivo fine dell'individuazione del parametro dimensionale ostativo all'assoggettabilità a fallimento, coincide con l’attivo che fa parte dello stato patrimoniale da indicare in bilancio, ai sensi dell'art. 2424 c.c..

In detto attivo non rientra il capitale sociale che invece ai sensi del medesimo articolo rientra tra le poste passive.



In fatto

Il creditore istante (nel caso un istituto bancario) proponeva istanza di fallimento della S. S.r.l. Il Tribunale di Udine dichiarava il fallimento della stessa, con sentenza n. 7/2007. Contro tale pronuncia la S. S.r.l. ed il suo legale rappresentante e amministratore P.M., in proprio, proponevano appello deducendo:

  • l'inesistenza del presupposto soggettivo in relazione al disposto dell'art. 1,comma secondo, L.F., in quanto la S S.r.l. era qualificabile come piccolo imprenditore, avendo un ammontare di investimenti inferiore ad euro 300.000,00 ed avendo realizzato ricavi lordi calcolati sulla media degli ultimi tre anni, per un ammontare complessivo annuo inferiore ad euro 200.000,00;

  • l'inesistenza del presupposto oggettivo dello stato di decozione.

La Corte d’appello di Trieste, con sentenza n. 563/2007, rigettava il gravame. Avverso la detta sentenza la S S.r.l. ed il suo legale rappresentante ricorrevano per Cassazione.



In diritto

La Corte di Cassazione si pronuncia sulla questione de qua con la sentenza del 15 gennaio 2015, n. 583. L'art. 1 del Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267 (cd. Legge fallimentare), così modificato dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e successivamente dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, fissa i requisiti di natura soggettiva, oggettiva e dimensionale in presenza dei quali un'impresa rientra nel campo di applicazione del fallimento e del concordato preventivo.

Sotto il profilo soggettivo, sono fallibili solo le imprese private, qualunque sia la forma giuridica assunta (individuale o societaria), che esercitano un’attività commerciale. L'art. 2195 c.c. considera commerciali le imprese che svolgono una delle seguenti attivit