La sospensione del processo tributario

Il quadro normativo di cui all’art. 39 D.Lgs n. 546/92, impone di sospendere il giudizio dinanzi alle Commissioni tributarie fino al passaggio in giudicato della decisione in ordine alla querela di falso presentata (o fino a quando non si sia altrimenti definito il relativo giudizio), trattandosi di accertamento pregiudiziale riservato ad altra giurisdizione. La medesima norma indica che deve provvedersi a sospensione del processo quando <<deve essere decisa in via pregiudiziale una questione sullo stato o la capacità delle persone, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio>>.
Contrariamente alla tesi espressa da gran parte della dottrina che sosteneva, a vario titolo, l’impedimento ad un più ampio ricorso all’istituto della sospensione necessaria in ragione della specialità dell’art. 39 citato e della tassatività delle ipotesi ivi previste , la giurisprudenza ha indicato che detta norma non preclude l’applicazione dell’ art. 295 del codice di procedura civile in quanto il divieto intercorre nell’ipotesi di :
a) sospensione ad istanza di parte;
b) sospensione per pendenza di una causa esterna al processo tributario, se diversa da quelle espressamente elencate nell’art. 39 medesimo.
E’ stata la giurisprudenza ad elaborare diversi principi intesi alla legittimità della sospensione necessaria ex art. 295 c.p.c. anche nel processo tributario, e questo in ragione del fatto che la disposizione contenuta nell’art. 39 citato tace intorno alla possibilità di sospendere la controversia nella fattispecie astratta descritta dalla norma processual-civilistica, cioè con riferimento ai casi in cui la decisione della causa tributaria, pendente dinanzi ad un giudice tributario, dipenda dalla risoluzione di un’altra controversia tributaria, pure pendente dinanzi ad un altro giudice tributario.
Detta elaborazione serve agli operatori per superare alcune apparenze, trasmesse dallo stesso art. 39 e potenzialmente foriere di interpretazioni erronee.
In ordine, ad esempio , alla interposizione di querela di falso, sarebbe errato ritenere che la semplice proposizione di querela di falso possa produrre automaticamente la sospensione della lite fiscale. In tal senso, la Suprema Corte (sent. n. 8046 del 3 aprile 2013) ha affermato che – sebbene il giudice tributario sia tenuto, ai sensi dell’art. 39 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, a sospendere il giudizio fino al passaggio in giudicato della decisione in ordine alla querela stessa (o fino a quando non si sia altrimenti definito il relativo giudizio), trattandosi di accertamento pregiudiziale riservato ad altra giurisdizione, e di cui egli non può conoscere neppure “incidenter tantum” – in caso di presentazione di detta querela, anche nel processo tributario il relativo giudice non deve semplicemente prenderne atto e sospendere il giudizio, ma è tenuto a verificare la pertinenza di tale iniziativa processuale in relazione al documento impugnato e la sua rilevanza ai fini della decisione.
Il che equivale a dire che il giudice, in casi del genere, non può avere una funzione meramente passiva1 con pregiudizio della speditezza del giudizio garantita dalle regole del giusto processo, ma deve verificare l’idoneità della querela ad arrestare il corso del giudizio pendente innanzi a lui, accertando – con valutazione che resta insindacabile in sede di legittimità – la pertinenza di tale iniziativa processuale in relazione al documento impugnato e la sua rilevanza ai fini della decisione. In altre parole, il giudice deve vagliare la rilevanza, nel giudizio da sospendere, del documento o delle parti di esso impugnate con querela di falso, restando comunque precluso ogni giudizio, sia pure prognostico, cioè di un vaglio del fumus boni iuris ovvero del merito della querela, mentre la valutazione della ritualit&agrave…

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