Se il dipendente si ammala mentre è in ferie (con alcuni fac-simile)

 

Premessa generale

In molti casi il lavoratore dipendente non rientra dal periodo di ferie annuali per fatti imputabili all’insorgere di una malattia durante il periodo di vacanza ovvero per il prolungamento delle ferie spesso non autorizzato da parte dello stesso datore di lavoro. Con il presente contributo si intendono analizzare alcune casistiche abbastanza diffuse mettendo in risalto gli obblighi del datore di lavoro e del dipendente fornendo anche consigli pratici operativi.

 

LA PROBLEMATICA DELLA MALATTIA CHE SI MANIFESTA DURANTE IL PERIODO FERIALE

Il caso classico, che non desta dubbi applicativi, è quello in cui il lavoratore si ammala prima dell’inizio del periodo di ferie dell’azienda. In questa ipotesi infatti il dipendente si considera in malattia e conserva il diritto ad usufruire delle ferie non godute.

Per inquadrare l’argomento oggetto del presente contributo occorre partire dall’esame della giurisprudenza più autorevole e citare la Sentenza n. 290/1990 della Corte Costituzionale che ha limitato la sospensione del periodo feriale solo quando la malattia ne comprometta l’effettivo godimento da parte del lavoratore. Le Ferie sono un diritto garantito dalla Costituzione e sono irrinunciabili e,qualora la malattie ne sospende il decorso,queste potranno essere godute in un altro momento (recente giurisprudenza Comunitaria e sentenze della Cassazione n. 1947/1998 e n. 15768/2000).

Dai concetti sopra esposti si può affermare la seguente tesi: “la malattia di durata superiore a tre giorni, che insorge durante un periodo feriale, ne interrompe la fruizione quando l’evento comporta la necessità di ricovero in ambito ospedaliero, ovvero quando il datore di lavoro e la sede INPS del luogo ove si è verificata la malattia siano stati posti in condizione di verificarla, nei termini e secondo le modalità previste dalla legge”.

 

GLI OBBLIGHI A CARICO DEL LAVORATORE CHE SI AMMALA DURANTE LE FERIE

Per quanto riguarda la tematica degli obblighi a carico del lavoratore questi si possono sintetizzare in questo modo:

1) inviare il protocollo del certificato medico attestante lo stato di malattia, nei termini previsti dalla legge e dal contratto collettivo, al datore di lavoro;

2) reperibilità durante le fasce orarie in caso di visita di controllo;

3) comunicazione del temporaneo indirizzo di recapito.

Il fulcro della questione consiste nell’individuare se la malattia sia incompatibile o meno con la possibilità di godere delle ferie ovvero permetta allo stesso lavoratore il reintegro delle energie psicofisiche (tale problema non deve essere dimostrato dal lavoratore). Anche l’Inps intervenendo sull’argomento (circolare 109-1999) ha sostenuto che la malattia che non impedisce il ristoro “PSICOFISICO” del lavoratore non risulta idonea a interrompere il periodo feriale. L’Istituto chiarisce che interrompe sempre le ferie la malattia che provoca un’inabilità temporanea assoluta (i.e. elevati stati febbrili, ricoveri ospedalieri, ingessatura di grandi articolazioni e gravi malattie).

Il lavoratore che intende modificare la sua assenza da “ferie” a “malattia” (INPS circolare n. 109/1999) ha soltanto l’onere di comunicare lo stato di malattia al proprio datore di lavoro; tale comunicazione (con effetto dalla data di conoscenza della stessa da parte del datore di lavoro) muta l’assenza per ferie in assenza per malattia (fatto salvo il caso in cui, attraverso i controlli sanitari, venga provato che la malattia non poteva impedire la prosecuzione del periodo feriale al lavoratore).

La data di inizio dell’evento è quella del ricevimento da parte del datore di lavoro della comunicazione (si ritengono valide le comunicazioni effettuate a mezzo telefono, telegramma, certificato, ecc.) dello stato di malattia e sempre da questa data decorre la carenza e il calcolo dei giorni previsti per l’indennità dovuta dall’Istituto (i giorni che precedono la data di ricezione da parte del datore di lavoro della comunicazione di malattia…

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