Le conseguenze sanzionatorie in caso di violazione del limite della spesa del personale

Quali sono le conseguenze da parte di un comune che abbia violato nell’anno le disposizioni in tema di contenimento della spesa del personale? In particolare i quesiti posti da un comune sono stati i seguenti:

L’ambito oggettivo, implicito o conseguente, alla sanzione inflitta al comune che abbia violato le disposizioni legislative sul contenimento della spesa del personale;

se il divieto in questione sia operante per il solo anno successivo a quello in cui si è verificato il mancato rispetto della riduzione della spesa di personale o si protrae agli anni successivi, fino al rispetto del limite dell’anno originario;

quale sia il valore della spesa di personale da tenere in considerazione per la verifica del rispetto dell’obbligo di riduzione della medesima nell’anno successivo a quello in cui tale obbligo non è stato rispettato.

Le risposte ai citati quesiti sono state scrutinate dalla Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per l’Umbria, nella deliberazione n.53 depositata in data 15/07/2014.

LE DISPOSIZIONI LEGISLATIVE
Il collegio contabile rileva che al mancato rispetto della riduzione delle spese del personale (art.1 comma 557 Legge Finanziaria 2007) l’applicazione del divieto di cui all’art. 76, comma 4, del D.L. n. 112/2008, secondo quanto testualmente stabilisce il comma 557-ter della L. n. 296/2006. L’art. 76, comma 4, del D.L. n. 112/2008 prevede che: “in caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno nell’esercizio precedente, è fatto divieto agli enti di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con processi di stabilizzazione in atto [ed] è [altresì] fatto divieto di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino elusivi della presente disposizione”.
Secondo il collegio contabile, il divieto di assunzione di personale a qualsiasi titolo, si pone come una “sanzione” alla violazione del precetto di riduzione progressiva della spesa storica del personale, la cui concreta attuazione va valutata negli atti programmatori dell’ente sin dall’approvazione delle previsioni di bilancio e durante il corso della gestione. Pertanto, la riduzione della spesa di personale costituisce uno specifico obiettivo di finanza pubblica e le relative norme hanno carattere imperativo, non derogabile, sanzionate con il divieto di assunzione.

LE RISPOSTE ALLE DOMANDE
Una volta precisati i contenuti della normative e le finalità che la stessa intende perseguire, il collegio contabile fornisce le seguenti risposte ai tre quesiti avanzati dal comune istante.

Ambito oggettivo. il divieto medesimo copre qualunque forma di assunzione, con estensione alle modalità alternative alla [assunzione] stessa, tra le quali vanno [esemplificativamente] considerate [anche] le maggiori prestazioni lavorative o il maggiore impegno professionale delle risorse umane in servizio, che ovviamente comporti un aumento della spesa del personale, nonché il “lavoro accessorio” e l’impossibilità di integrare le risorse finanziarie destinate alla contrattazione decentrate integrativa (es. art.15 comma 5 e art.15 comma 2 del CCNL). In merito alle ulteriori limitazioni, circa il divieto anche alla stipula di contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi delle disposizioni citate, secondo il collegio contabile sul punto non è possibile fornire in modo puntuale e dettagliato le casistiche, in quanto si rende necessario effettuare una valutazione di fatto, rapportata a ciascuna specifica fattispecie concreta.

La durata della operatività del divieto. La giurisprudenza di questa Corte, rileva il collegio contabile umbro, si &…

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