I casi di emendabilità della dichiarazione

Con la sentenza n. 18757 del 5 settembre 2014 (ud. 10 giugno 2014) la Corte di Cassazione ha affermato che la dichiarazione dei redditi del contribuente è in linea diprincipio emendabile e ritrattabile, quando dalla medesima possa derivarel’assoggettamento del dichiarante ad oneri contributivi diversi e piùgravosi di quelli che, sulla base della legge, devono restare a suo carico.
Tuttavia, “il principio valido in linea generale non lo è peraltro in senso assoluto, dal momento che esso non consente la riformulazione ex novo della dichiarazione, non attribuisce al contribuente un potere illimitato di modificare e financo di revocare e sostituire la precedente dichiarazione. Esso deve più correttamente circoscriversi alla indicazione di quei dati, relativi alla quantificazione delle poste reddituali positive o negative, che integrino errori tipicamente materiali (ad es. errori di calcolo od anche errata liquidazione degli importi), ovvero anche formali (concernenti la esatta individuazione della voce del modello da compilare nella quale collocare la posta) (7294/14)”.
Pertanto, per la Corte, ciò porta a ritenere che “l’emendabilità della dichiarazione sia consentita nei limiti in cui ne sia apprezzabile la coerenza rispetto alla sua qualificazione iniziale ovverosia laddove l’esercizio del potere di modificare il risultato della dichiarazione non esorbiti dall’essere essa un’esternazione di pensiero priva di efficacia volitiva. E’ stato così affermato che sebbene le denunce dei redditi costituiscano di norma delle dichiarazioni di scienza, e possano quindi essere modificate ed emendate in presenza di errori che espongano il contribuente al pagamento di tributi maggiori di quelli effettivamente dovuti, nondimeno quando il legislatore subordina per esempio la concessione di un beneficio fiscale ad una precisa manifestazione di volontà del contribuente, da compiersi direttamente nella dichiarazione attraverso la compilazione di un modulo predisposto dall’erario, ‘la dichiarazione assume per questa parte il valore di un atto negoziale, come tale irretrattabile anche in caso di errore, salvo che il contribuente dimostri che questo fosse conosciuto o conoscibile dall’amministrazione'” (1427/13).
Rimane, quindi, “estranea all’area dell’emendabilità la fattispecie in cui il contribuente, con la stessa dichiarazione, viene ad esercitare una facoltà di opzione riconosciutagli dalla norma tributaria. ‘Tale opzione’ – si è detto – ‘integra esercizio di un potere discrezionale di scelta nell'”an” e nel “quando” riconducibile ad una tipica manifestazione di autonomia negoziale del soggetto che è diretta ad incidere sulla obbligazione tributaria e sul conseguente effetto vincolante di assoggettamento alla imposta’” (7294/14). “Questo giudizio, espresso in relazione all’ipotesi a suo tempo disciplinata dall’art. 102 T.U.I.R., che attribuiva al contribuente il potere di scegliere liberamente di portare in diminuzione dal reddito dichiarato le perdite (maturate nel precedente quinquennio) oppure di riportare nelle dichiarazioni relative ai successivi anni di imposta le perdite (verificatesi non anteriormente al quadriennio) non utilizzate per la compensazione, è puntualmente replicabile anche in relazione all’ipotesi in disamina, dovendo invero giudicarsi immune da errori il ragionamento della CTR che ha qualificato come ‘libero esercizio di una facoltà’ la scelta esercitata dall’impugnante tra il regime di esigibilità immediata dell’imposta e quello di esigibilità differita. In tale scelta si estrinseca infatti propriamente la manifestazione di una determinazione volitiva a carattere negoziale, che vincola il dichiarante e che come tale non si presta a costituire materia di successivo ripensamento a cui si possa pervenire per mezzo dell’ordinario potere di emenda delle dichiarazioni di scienza. E …

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