Gli interessi sui rimborsi tributari

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 19 agosto 2014

se il contribuente ha diritto ad un rimborso fiscale gli maturano anche gli interessi fino al momento del pagamento: le regole per il calcolo di tali interessi, con particolare attenzione al caso della svalutazione monetaria e del possibile anatocismo

Giurisdizione

La domanda con la quale il contribuente chieda la condanna dell'erario al pagamento degli interessi e dell'eventuale maggior danno da svalutazione monetaria ex art. 1224 c.c., c. 2, in conseguenza della ritardata restituzione dell'imposta pagata in eccedenza, è devoluta alla giurisdizione del giudice tributario (Sent. n. 17993 del 19 ottobre 2012 della Corte Cass., Sez. Trib.).

Anche in forza del “principio della concentrazione” della tutela giurisdizionale, che caratterizza l’attuale sviluppo dell’ordinamento anche in materia tributaria, la questione relativa alla rivalutazione monetaria delle somme versate a titolo di imposta e di cui il contribuente ottenga pronuncia di rimborso rientra nella giurisdizione del giudice tributario, in quanto consequenziale ad una controversia tributaria (Cassazione sentenza delle Sezioni Unite n. 16871 del 31 luglio 2007)



Interessi dovuti per il ritardo nel rimborso delle imposte dirette

Gli interessi dovuti per il ritardo nel rimborso delle imposte dirette, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 441, a differenza degli ordinari interessi che, in quanto frutti civili, si acquistano di giorno in giorno, vengono a maturare, invece, per ogni semestre intero, escluso il primo, con decorrenza dalla data del versamento e fino a quella dell'ordinativo di pagamento. Il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 44, -(nel prevedere il tasso di interesse, modificato di volta in volta da successivi e periodici decreti ministeriali, sulla restituzione di somme versate, a titolo di imposte dirette, in eccedenza a quanto effettivamente dovuto per il periodo in considerazione) stabilisce che il contribuente ha diritto alla corresponsione di tale interesse "per ognuno dei semestri interi, escluso il primo" ricompresi tra la data del versamento e quella dell'ordinativo con il quale venga, in concreto, effettuata la restituzione della maggiore imposta versata. Orbene, il riferimento letterale della norma ai "semestri interi", lascia fondatamente ritenere che il diritto in parola maturi al compimento di ogni singolo semestre, escluso il primo, ed al tasso vigente a tale momento. In altri termini, il tasso legale al quale occorre fare riferimento per la liquidazione degli interessi sulla restituzione della maggiore imposta pagata, è quello vigente, in forza dei decreti ministeriali emessi in materia, al momento in cui viene a scadenza ciascun singolo semestre, giacchè è solo in tale momento che il diritto alla percezione di detti interessi viene a maturare a favore del contribuente. Tale conclusione appare, poi, avvalorata dalla considerazione che il disposto di cui alla L. n. 29 del 1961, art. 1, (che, sebbene dettato in tema di imposte indirette, può essere considerato una norma contenente una previsione generale in materia di interessi da corrispondersi nell'ambito dei rapporti tributari - Cass. 15222/04) stabilisce che sulla sorte capitale dovuta dall'Erario al contribuente a titolo di restituzione di imposte e tasse, spettino al medesimo gli interessi moratori "da computarsi per ogni semestre compiuto". Per il che viene, com'è del tutto evidente, ulteriormente confermata la tendenza della normativa in materia ad ancorare il diritto alla percezione degli interessi sulle somme dovute dall'amministrazione finanziaria a titolo di rimborso di imposta, e la loro misura, a quanto normativamente stabilito, al riguardo,al momento della scadenza di ciascun singolo semestre.

Gli interessi per il ritardo nel rimborso di imposte pagate dall'art. 44 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, sulla riscossione delle imposte dirette, a differenza degli ordinari interessi che, quali frutti civili, si acquistano giorno per giorno, si maturano per ogni semestre intero, escluso il primo, compreso tra la data del pagamento e quella dell'ordinativo. Sicché, l'aliquota da applicare non può essere quella in vigore durante l'arco del semestre ma quella che vige alla scadenza di ogni semestre, al momento, cioè, nel quale sorge il diritto a quella quota di interessi ( Dec. n. 1616 del 14 aprile 1997 della CTC, Sez. XII). Esemplificando, con riferimento al semestre 21.1.2003-21.7.2003, non può essere applicato sulla sorte capitale a carico dell'Erario, il tasso di interesse del 2,50% in vigore (dal 21.1.2003) all'inizio del semestre un questione, bensì quello dell'1,375% vigente (dall'1.7.2003) alla data di scadenza del semestre medesimo (Cass. civ. Sez. V, Sent., 12-09-2012, n. 15246),



Imputazione dei pagamenti

Qualora l'Amministrazione esegua separatamente il pagamento prima dell'imposta e successivamente degli interessi, il contribuente non può chiedere l'applicazione dell'art. 1194 c.c. (secondo la quale i primi pagamenti vanno imputati agli interessi e quelli successivi al capitale), in quanto a differenza della disciplina codicistica, le leggi tributarie, in tema di rimborso delle imposte non dovute (sia dirette che indirette) e di corresponsione degli interessi in ragione della ritardata restituzione del capitale, non contengono regole espresse sulla imputazione, al capitale e agli interessi, del "rimborso parziale"2. La disciplina di cui all'art. 44 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, secondo cui il debitore del rimborso d'imposta indica l'imputazione del singolo pagamento parziale a capitale o interessi con riferimento ai distinti capitoli di spesa, deroga nella specifica materia tributaria al disposto dell'art. 1194, c. 2, c.c., secondo cui i pagamenti parziali vanno imputati prima agli interessi e poi al capitale, ed esclude che il debitore possa stabilire l'imputazione dei versamenti stessi



Svalutazione monetaria

Nel caso del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 44, applicabile a tutte le ipotesi in cui siano dovuti dall'amministrazione finanziaria interessi in dipendenza di un rapporto giuridico tributario, è da ritenere che la specialità della fattispecie tributaria giustifichi una interpretazione restrittiva della disposizione di cui all'art. 1224 c.c., c. 2;