Gli animali domestici in condominio

la presenza di animali domestici in un condominio non può essere vietata, tuttavia può comportare alcune difficoltà di gestione e convivenza

La Legge 11 dicembre 2012, n. 220, G.U. 17.12.2012 n. 293 entrata in vigore il 18 giugno 2012 recante “Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici” modifica la disciplina degli immobili in condominio così come era disciplinata dal Codice Civile del 1942. Tra le numerose novità, con l’art. 16 la legge di riforma legittima la presenza degli animali domestici nei condomini modificando l’art. 1138 c.c. con l’aggiunta del seguente comma «Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici».

Prima di analizzare la nuova disposizione, è necessario procedere con un breve excursus sul significato dei termini “possesso” e “detenzione” in quanto il legislatore nell’ultimo comma dell’art. 1138 utilizza i termini “possedere” e “detenere”.

Ai sensi dell’art. 1140 c.c. «Il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale. Si può possedere direttamente o per mezzo di altra persona, che ha la detenzione della cosa.» Ciò significa che il possesso consiste in una relazione di fatto che intercorre tra un soggetto ed un bene, a prescindere dall’esistenza in capo allo stesso soggetto della titolarità del diritto di proprietà o di altro diritto reale. Per completezza, è necessario precisare che i presupposti del possesso sono:

  1. il corpus possessionis, che consiste nella relazione materiale che il soggetto instaura con il bene, esercitando un’attività corrispondente a quella del proprietario o del titolare di un diritto reale (elemento oggettivo);

  2. l’animus possidendi, che consiste nell’obiettivo del possesso di esercitare sul bene i poteri del proprietario o del titolare di un diritto reale (elemento oggettivo).

Ergo, se il soggetto ha solo il corpus possessionis e non l’animus possidendi è considerato mero detentore. Ciò che differenzia la detenzione dal possesso è l’animus: animus possidendi, in caso di possesso, animus detinendi in caso di detenzione; tutto questo significa che il detentore nei fatti non si comporta in modo diverso dal possessore ma è nell’animus che si scopre la differenza perché il detentore esercita il potere sulla cosa con la consapevolezza di non voler tenere la cosa come titolare di un diritto reale ma per ragioni diverse, per es. assume la qualifica di detentore colui che, a titolo di amicizia, si offre o accetta di custodire ed accudire temporaneamente l’animale domestico del vicino di casa oppure dell’amico che si assenta dal proprio domicilio per motivi di lavoro o per le vacanze; in questo caso è palese che l’animale domestico resta di proprietà del soggetto che è costretto momentaneamente ad affidare la custodia del proprio animale ad un terzo mentre il detentore si comporta con l’animale nello stesso modo con cui si comporterebbe il proprietario consapevole che gli sono attribuiti i medesimi diritti e doveri del proprietario.

Ai sensi dell’art. 1141 c.c. titolato “Mutamento della detenzione in possesso”, la detenzione si muta in possesso quando il detentore acquista in proprietà il bene che precedentemente aveva in mera detenzione (v. es. succitato), ovvero, quando il detentore renda noto al proprietario la propria intenzione di continuare a tenere il bene non più come detentore, bensì per conto ed in nome proprio.

A differenza del possesso, il Codice civile non fornisce una definizione di detenzione, tuttavia possiamo individuare i presupposti:

  1. animus detinendi: volontà di tenere la cosa come propria o come titolare di un altro diritto reale (v. ut supra);

  2. disposizione materiale della cosa: cioè svolgere quella attività corrispondente al possesso;

  3. laudatio possessionis: il riconoscimento altrui sulla cosa.

Questo breve excursus si è reso necessario per giungere a precisare che, nella fattispecie che qui a noi interessa, ai sensi dell’art. 2052 c.c. il detentore è titolare degli stessi diritti e doveri nei confronti di terzi al pari del…

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