Tutela del domicilio del contribuente e accesso del fisco

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 19 dicembre 2013

l'accesso da parte del Fisco al domicilio del contribuente è argomento estremamente discusso: cosa avviene in caso di illegittimo accesso presso un domicilio diverso da quello individuato nell’autorizzazione del Procuratore della Repubblica?

Ratio

La ratio della disposizione di cui all’art. 52, c. 2, del DPR n. 633 del 1972 è quella di tutelare il diritto all’inviolabilità del domicilio privato e, indirettamente, della libertà personale del contribuente (art. 14 della Costituzione)1. La disciplina dell’autorizzazione può essere oggetto soltanto di stretta interpretazione, perché è necessario circoscrivere al massimo la lesione del bene giuridico tutelato, vale a dire il domicilio, e, per suo tramite, la libertà personale dei consociati. L'autorizzazione del Procuratore della Repubblica “è stata prevista dal legislatore come opportuno filtro preventivo all'azione accertativa in materia fiscale in tutte le fattispecie coinvolgenti il “domicilio” del contribuente, inviolabile per disposizione costituzionale. Detta autorizzazione non costituisce quindi un mero adempimento formale, perché richiede l'accertamento della sussistenza, nel caso specifico, degli specifici presupposti richiesti ai fini del superamento della previsione generale dell’art. 14 Cost. In quanto “indefettibile presupposto di validità dell'acquisizione probatoria conseguita con l'accesso, lo stesso provvedimento può essere impugnato dal contribuente aventi il giudice tributario insieme con la contestazione della legittimità della pretesa tributaria avanzata dall'ufficio in forza di quell'acquisizione probatoria



In quanto così funzionalmente caratterizzata, l'autorizzazione in tema di accessi, ispezioni e verifiche da parte degli uffici finanziari dello Stato (o della guardia di finanza nell'esercizio dei compiti di collaborazione con detti uffici a essa demandati) legittima solo lo specifico accesso autorizzato, essendo la norma di stretta interpretazione e dovendosi, invero, limitare al massimo l'indubbio vulnus al principio costituzionale di inviolabilità del domicilio comunque derivante dalla previsione dell'accesso (Cassazione sentenza n. 4498 del 22.02.2013). La necessità di limitare la compressione dei suddetti diritti costituzionalmente tutelati in assenza di un giustificato motivo implica che il prescritto provvedimento del Procuratore della Repubblica possa legittimare esclusivamente lo specifico accesso autorizzato dal medesimo.

L'autorizzazione è condicio sine qua non per la legittimità del controllo e gli elementi eventualmente acquisiti sono inutilizzabili non solo in sede penale (ove opera l'art. 191 c.p.p.) ma anche in ambito tributario, dovendosi considerare il principio di difesa di cui all'art. 24 della Costituzione(Cass. civ. Sez. V, 20-02-2013, n. 4140)2. Il principio di inutilizzabilità della prova illegittimamente acquisita si applica anche in materia tributaria, in considerazione della garanzia difensiva accordata, in generale, dall'art. 24 Cost.. L'autorizzazione del Procuratore della Repubblica, ai fini dell'accesso degli impiegati dell'amministrazione finanziaria (o della Guardia di Finanza, nell'esercizio dei compiti di collaborazione con gli uffici finanziari a essa demandati) a locali adibiti anche ad abitazione del contribuente o a locali diversi (cioè adibiti esclusivamente ad abitazione), è sempre necessaria. E' pacifico che l'autorizzazione all'accesso da parte dell'autorità giudiziaria, in quanto diretta a tutelare l'inviolabilità del domicilio privato, e quindi, indirettamente, lo spazio di libertà del contribuente, rileva alla stregua di condicio sine qua non (Cass. civ. Sez. V, 19-10-2012, n. 17957).

L’autorizzazione all’accesso domiciliare rappresenta un “indefettibile presupposto di validità dell’acquisizione probatoriaconseguita con l’accesso, la cui mancanza produce l’inutilizzabilità della prova illegittimamente acquisita in ossequio all’art. 24 della Costituzione, che si applica anche in materia tributaria. Ciò anche quando l’Amministrazione Finanziaria non abbia prodotto in giudizio la richiesta di accesso degli organi accertatori, cui sia stata correlata l’autorizzazione del Pubblico Ministero, è impedita la verifica dell’effettiva esistenza di gravi indizi a presidio dell’autorizzazione concessa (Cassazione Civile, Sezione Tributaria, 19 ottobre 2012, n. 17957).

Qualora intervengano accessi, ispezioni e verifiche a mente dell'art. 52 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, il giudice di merito è tenuto a verificare, in base alle risultanze degli atti processuali, la preventiva concessione delle autorizzazioni contemplate dalla disciplina dell'accertamento. In tema di imposte dirette (come di IVA) ed in ipotesi di accesso domiciliare, la illegittimità del provvedimento di autorizzazione del procuratore della Repubblica ai sensi degli artt. 33 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 e 52 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633importa la "inutilizzabilità", a sostegno dell'accertamento tributario, delle prove reperite nel corso della perquisizione illegale atteso che:

a) detta inutilizzabilità non abbisogna di un'espressa disposizione sanzionatoria, derivando dalla regola generale secondo cui l'assenza del presupposto di un procedimento amministrativo infirma tutti gli atti nei quali si articola;

b) il compito del giudice di vagliare le prove offerte in causa è circoscritto a quelle di cui abbia preventivamente riscontrato la rituale assunzione;

c) l'acquisizione di un documento con violazione di legge non può rifluire a vantaggio del detentore, che sia l'autore di tale violazione, o ne sia comunque direttamente o indirettamente responsabile.

Peraltro, a prescindere dalla verifica dell'esistenza o meno, nell'ordinamento tributario, di un principio generale di inutilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite analogo a quello fissato per il processo penale dall'art. 191 del vigente cod. proc. pen., l'inutilizzabilità in questione discende dal valore stesso dell'inviolabilità del domicilio solennemente consacrato nell'art. 14 Cost.v (Cass. civ. Sez. V, 01-10-2004, n. 19689). L’autorizzazione all’acceso da parte dell’Autorità giudiziaria rileva alla stregua di condicio sine qua non per la legittimità sia delle acquisizioni probatorie che del conseguente atto impositivo (Cass. civ. Sez. V, 01-10-2004, n. 19689).La giurisprudenza di legittimità si è consolidata nel ritenere vigente, anche in campo tributario, il principio di inutilizzabilità della prova illegittimamente acquisita, in considerazione delle garanzie difensive accordate dall’articolo 25 della Costituzione. Da ciò consegue la nullità dell’atto impositivo basato su tali prove, come nel caso degli accessi per eseguire controlli fiscali nei luoghi in cui il contribuente in via esclusiva, o “promiscua” ha la propria abitazione, non autorizzati dalla Procura della Repubblica.



Atti e dati riguardanti soggetti diversi dal titolare del domicilio.

Non contrasta con l’intento del legislatore l’acquisizione, da parte dei verificatori che legittimamente accedano nel luogo individuato nel decreto di autorizzazione, di atti e dati riguardanti soggetti diversi dal titolare del domicilio. Il provvedimento autorizzatorio alla perquisizione di un domicilio di un soggetto, emesso dalla competente Procura della Repubblica allo scopo di acquisire la documentazione fiscale relativa al soggetto stesso, consente di acquisi