Tutela del domicilio del contribuente e accesso del fisco

Ratio

La ratio della disposizione di cui all’art. 52, c. 2, del DPR n. 633 del 1972 è quella di tutelare il diritto all’inviolabilità del domicilio privato e, indirettamente, della libertà personale del contribuente (art. 14 della Costituzione)1. La disciplina dell’autorizzazione può essere oggetto soltanto di stretta interpretazione, perché è necessario circoscrivere al massimo la lesione del bene giuridico tutelato, vale a dire il domicilio, e, per suo tramite, la libertà personale dei consociati. L’autorizzazione del Procuratore della Repubblica “è stata prevista dal legislatore come opportuno filtro preventivo all’azione accertativa in materia fiscale in tutte le fattispecie coinvolgenti il “domicilio” del contribuente, inviolabile per disposizione costituzionale. Detta autorizzazione non costituisce quindi un mero adempimento formale, perché richiede l’accertamento della sussistenza, nel caso specifico, degli specifici presupposti richiesti ai fini del superamento della previsione generale dell’art. 14 Cost. In quanto “indefettibile presupposto di validità dell’acquisizione probatoria conseguita con l’accesso, lo stesso provvedimento può essere impugnato dal contribuente aventi il giudice tributario insieme con la contestazione della legittimità della pretesa tributaria avanzata dall’ufficio in forza di quell’acquisizione probatoria

In quanto così funzionalmente caratterizzata, l’autorizzazione in tema di accessi, ispezioni e verifiche da parte degli uffici finanziari dello Stato (o della guardia di finanza nell’esercizio dei compiti di collaborazione con detti uffici a essa demandati) legittima solo lo specifico accesso autorizzato, essendo la norma di stretta interpretazione e dovendosi, invero, limitare al massimo l’indubbio vulnus al principio costituzionale di inviolabilità del domicilio comunque derivante dalla previsione dell’accesso (Cassazione sentenza n. 4498 del 22.02.2013). La necessità di limitare la compressione dei suddetti diritti costituzionalmente tutelati in assenza di un giustificato motivo implica che il prescritto provvedimento del Procuratore della Repubblica possa legittimare esclusivamente lo specifico accesso autorizzato dal medesimo.

L’autorizzazione è condicio sine qua non per la legittimità del controllo e gli elementi eventualmente acquisiti sono inutilizzabili non solo in sede penale (ove opera l’art. 191 c.p.p.) ma anche in ambito tributario, dovendosi considerare il principio di difesa di cui all’art. 24 della Costituzione(Cass. civ. Sez. V, 20-02-2013, n. 4140)2. Il principio di inutilizzabilità della prova illegittimamente acquisita si applica anche in materia tributaria, in considerazione della garanzia difensiva accordata, in generale, dall’art. 24 Cost.. L’autorizzazione del Procuratore della Repubblica, ai fini dell’accesso degli impiegati dell’amministrazione finanziaria (o della Guardia di Finanza, nell’esercizio dei compiti di collaborazione con gli uffici finanziari a essa demandati) a locali adibiti anche ad abitazione del contribuente o a locali diversi (cioè adibiti esclusivamente ad abitazione), è sempre necessaria. E’ pacifico che l’autorizzazione all’accesso da parte dell’autorità giudiziaria, in quanto diretta a tutelare l’inviolabilità del domicilio privato, e quindi, indirettamente, lo spazio di libertà del contribuente, rileva alla stregua di condicio sine qua non (Cass. civ. Sez. V, 19-10-2012, n. 17957).

L’autorizzazione all’accesso domiciliare rappresenta un “indefettibile presupposto di validità dell’acquisizione probatoriaconseguita con l’accesso, la cui mancanza produce l’inutilizzabilità della prova illegittimamente acquisita in ossequio all’art. 24 della Costituzione, che si applica anche in materia tributaria. Ciò anche quando l’Amministrazione Finanziaria non abbia prodotto in giudizio la richiesta di accesso degli organi accertatori, cui sia stata correlata l’autorizzazione del Pubblico Ministero, è impedita la verifica dell’effettiva esistenza…

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