Conoscibilità dello stato d’insolvenza e rimesse sul conto corrente: la banca rischia!

di Federico Gavioli

Pubblicato il 7 dicembre 2013

è a rischio di revocatoria fallimentare la banca, se era a conoscenza che il suo cliente era già prossimo al fallimento e continuava a pretendere rientri del debito

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 17268 del 12 luglio 2013, applica dure sanzioni alle banche che compiono azioni finalizzate alla propria tutela nei confronti di suoi clienti che sono prossimi al fallimento: sono sottoposte all’istituto della revocatoria fallimentare, secondo i giudici di legittimità, tutte quelle operazioni che la banca ha compiuto nel periodo sospetto indirizzate a ridurre la propria esposizione verso l’impresa che versa in una situazione pre-fallimentare.

 

La vicenda che vede contrapporsi la curatela fallimentare e una nota banca romana ha una durata piuttosto lunga. La curatela fallimentare aveva citato una banca chiedendo che fossero revocate le rimesse per oltre dodici miliardi delle vecchie lire affluite sul conto corrente della società fallita, nell'anno anteriore al fallimento dichiarato nell’ottobre 1999, sul conto corrente aperto presso la banca, che era già a conoscenza dello stato d’insolvenza. La banca avverso la richiesta di revocatoria fallimentare ha fatto opposizione.

 

Il Tribunale ha accolto con sentenza del gennaio 2006 la richiesta della curatela fallimentare; la Corte di Appello alla quale la banca si era rivolta , con sentenza del marzo 2011, ha respinto il ricorso.

 

La banca, in ultima istanza, si è appellata in Cassazione.

 

La revocatoria fallimentare

Occorre preliminarmente ricordare che la norma sui fallimenti di cui al R.D. 267/1942 impone al curatore di verificare, nell’esercizio delle sue funzioni, se vi siano operazioni poste in essere dalla società o dall’imprenditore fallito che ricadano nell’ambito di operatività della revocatoria. La curatela, in particolare, può domandare che siano dichiarati i