L’Agenzia delle Entrate stenta a far partire il nuovo redditometro

di Alessandro Borgoglio

Pubblicato il 7 ottobre 2013

come ha recentemente dichiarato il Direttore dell'Agenzia, i controlli da nuovo redditometro stentano a partire per problemi di privacy e, comunque, saranno molti meno dei 35.000 previsti inizialmente per il 2013

Il nuovo redditometro ha da pochi mesi compiuto tre anni, ma, di fatto, non è ancora entrato in funzione. La piattaforma giuridica del nuovo strumento è già pronta da tempo (articolo 22 del DL 78/2010), ma le norme attuative hanno tardato a venire alla luce, sino al 24 dicembre scorso, quando, appunto, è stato emanato il relativo decreto attuativo. Che cosa è accaduto nel frattempo?

Innanzitutto, ci sono state quelle che ormai sembrano soltanto un lontano ricordo, ovvero le famose slides di presentazione del 25 ottobre 2011, con cui erano state illustrate le oltre cento voci di spesa di cui avrebbe tenuto conto il nuovo redditometro, che, peraltro, secondo le intenzioni del Fisco, sarebbe stato pronto per febbraio 2012.

In realtà così non è stato e soltanto a settembre dell’anno scorso è arrivato il Redditest1. Tantissimo scalpore, simulazioni continue per misurare la compatibilità del proprio reddito con il tenore di vita manifestato in base ai calcoli del software2, articoli di giornali ed interventi di esperti. Ma a che cosa è servito? Purtroppo a ben poco. Si è compreso ben presto, infatti, che il risultato del Redditest è frutto di un algoritmo sconosciuto che prescinde totalmente dalla struttura del nuovo redditometro e con il quale, quindi, non ha alcun collegamento diretto. Soprattutto, però, come chi scrive ha evidenziato in alcune occasioni, l’ormai famosa luce verde del Redditest non protegge dal nuovo redditometro, che si basa su altri presupposti.

Dopo l’esperienza del Redditest si è ritenuto finalmente opportuno emanare il decreto attuativo delle disposizioni riformate dall’articolo 22 del Dl 78/2010, ed è così stato approvato il decreto del Ministe