Il perimetro del controllo fiscale e legittimità della richiesta dei documenti fiscali

I poteri d’azione dei funzionari e militari dell’Amministrazione finanziaria in sede di accesso ed ispezione sono posti alla verifica del sovraordinato principio del rispetto della capacità contributiva da parte di ogni contribuente ma tale fine, sancito a livello costituzionale, lo si deve contrappesare con la garanzia del contribuente a non essere oltremodo leso dall’ultra attività dell’azione accertativa.

Fondamentale risulta, quindi, individuare l’esatto perimetro dei poteri conferiti a chi deve eseguire dei compiti programmati di controllo (il fisco) e di difesa per chi è chiamato a fornire sostanziale riscontro ai dati contabili che hanno formato base di partenza per l’imposizione fiscale (contribuente);

L’azione di controllo è sempre preceduta dal conferimento dell’incarico dal responsabile dell’Ufficio di appartenenza dei verificatori; questo è quanto stabilito in maniera incontrovertibile dall’art. 52 del DPR n. 633/1972, come anche richiamato dall’art. 33 del DPR n. 600/1973; in sostanza, non risulterebbe possibile iniziare delle attività di controllo senza che a monte1 non vi sia un atto autorizzatorio conferito al personale addetto all’attività ispettiva al fine di poter accedere presso la sede commerciale o professionale del contribuente.

La medesima previsione, tuttavia, non la ritroviamo nella legge 212 del 2000 (statuto del contribuente) prevedendosi nelle prescrizioni dell’art. 12 il solo diritto di informazione delle ragioni e dell’oggetto della verifica. La lettera di incarico quale atto amministrativo di autorizzazione tra i suoi elementi deve riportare l’oggetto del controllo e per il principio dell’unicità dell’accertamento, il periodo di imposta. Nell’azione di controllo è possibile intravedere un perimetro ben delineato dato da un limite inferiore, come previsto dall’art. 43 del DPR 600/1973 e 57 del DPR 633/1973 ed un limite superiore che in genere coincide con il giorno dell’ accesso; in pratica il limite inferiore, è dato dall’avvenuta o meno presentazione della dichiarazione relativa all’imposta da accertare, condizione in base alla quale, possono formare oggetto di controllo fatti gestionali ricadenti nei quattro o cinque periodi di imposta precedenti per i quali sia scaduto il termine di presentazione della dichiarazione. L’ordinaria tempistica dell’accertamento per ogni periodo di imposta subisce un incremento pari al doppio in presenza dei fatti qualificabili come reato ai sensi dell’art. 1 del D.Lgs. n. 74 del 2000 e per i quali vige l’obbligo della segnalazione penale ai sensi dell’art. 331 del codice di procedura penale.

Motivo di contendere nelle posizioni tra fisco e contribuente e se, nella specifica previsione di determinati anni di imposta, i verificatori chiedano atti e documenti contabili e fiscali per un periodo non riportato nella lettera di incarico. L’analisi dello sconfinamento della lettera di incarico parte dai motivi di innesco dell’attività di verifica dove per motivi di innesco devono intendersi le ragioni che legittimano la specifica attività di controllo. Tenendo conto della prassi di dividere l’attività di verifica in generale e parziale, e potendo far rientrare in quest’ultima modalità i c.d. accessi mirati, può senza dubbio affermarsi che in presenza di un’attività generale di controllo, per il c.d. principio di unicità dell’accertamento, l’annualità di controllo non può che trovare cristallizzazione nel singolo periodo di imposta e per il quale sconfinamento, sarà necessario l’estensione formale del periodo del controllo.

Su una posizione diversa si perviene, invece, nelle ipotesi in cui, abbandonato l’alveo della generalità del controllo, l’attività ispettiva è relativa a singoli aspetti gestionali ovvero innescata da particolari segnalazioni come quelle, per esempio, di natura anti elusiva o di frode fiscale, la cui modalità di analisi è legata al singolo aspetto ma la cui origine e/o ramificazione può estendersi per diverse annualità; in quest’ultime ipotesi,…

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