Il perimetro del controllo fiscale e legittimità della richiesta dei documenti fiscali

di Giuseppe Bennici

Pubblicato il 19 luglio 2013

nella fase di verifica tributaria, è fondamentale individuare l’esatto perimetro dei poteri conferiti a chi deve eseguire dei compiti programmati di controllo e di difesa per chi è chiamato a fornire sostanziale riscontro ai dati contabili che hanno formato base di partenza per l’imposizione fiscale

I poteri d’azione dei funzionari e militari dell’Amministrazione finanziaria in sede di accesso ed ispezione sono posti alla verifica del sovraordinato principio del rispetto della capacità contributiva da parte di ogni contribuente ma tale fine, sancito a livello costituzionale, lo si deve contrappesare con la garanzia del contribuente a non essere oltremodo leso dall’ultra attività dell’azione accertativa.

Fondamentale risulta, quindi, individuare l’esatto perimetro dei poteri conferiti a chi deve eseguire dei compiti programmati di controllo (il fisco) e di difesa per chi è chiamato a fornire sostanziale riscontro ai dati contabili che hanno formato base di partenza per l’imposizione fiscale (contribuente);

L’azione di controllo è sempre preceduta dal conferimento dell’incarico dal responsabile dell’Ufficio di appartenenza dei verificatori; questo è quanto stabilito in maniera incontrovertibile dall’art. 52 del DPR n. 633/1972, come anche richiamato dall’art. 33 del DPR n. 600/1973; in sostanza, non risulterebbe possibile iniziare delle attività di controllo senza che a monte 1 non vi sia un atto autorizzatorio conferito al personale addetto all’attività ispettiva al fine di poter accedere presso la sede commerciale o professionale del contribuente.

La medesima previsione, tuttavia, non la ritroviamo nella legge 212 del 2000 (statuto del contribuente) prevedendosi nelle prescrizioni dell’art. 12 il solo diritto di informazione delle ragioni e dell’oggetto della verific