La frequenza universitaria salva il contribuente dai parametri

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 9 aprile 2013

il contribuente che sta effettuando studi universitari e che contemporaneamente opera come libero professionista, gode di un'ovvia esimente rispetto ai dati standardizzati di parametri e studi di settore

Con la sentenza n.6234 del 13 marzo 2013 la Corte di Cassazione torna ad occuparsi di un caso di applicazione di parametri.

 

Il fatto

Con la sentenza n. 133/25/2006, depositata il 19.10.2006, la CTR della Puglia, sezione staccata di Foggia, accoglieva l’appello proposto da P.L.S., avverso la sentenza della CTP di Foggia, n. 28/08/2004, annullando l’avviso di accertamento Irpef, per l’anno d’imposta 1998, in cui veniva rettificato l’ammontare dei compensi dichiarati dal contribuente, di professione geometra, in applicazione dei parametri previsti dal D.P.C.M. 29/1/1996.

Rilevava al riguardo la CTR l’illegittimità dell’applicazione dei parametri in modo acritico, avendo l’ufficio l’onere di operare un riscontro di tipo contabile e/o documentale, tenendo conto dell’effettiva situazione del contribuente e della realtà in cui lo stesso opera.

 

I motivi della decisione

La Corte premette che il meccanismo di accertamento in base ai parametri, previsto dalla legge n. 549 del 1995, costituisce una disciplina transitoria, applicabile ai soli esercizi 1995, 1996, 1997, collocata tra il vecchio sistema dell’accertamento secondo “coefficienti presuntivi”, di cui al Dl n. 69 del 1989, e il nuovo sistema degli studi di settore, in vigore dal 1998.

La procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del r