Il libero convincimento del giudice nel processo tributario

di Francesco Buetto

Pubblicato il 29 giugno 2012

i giudici di Cassazione tornano a spiegare il valore probatorio delle dichiarazioni testimoniali raccolte in sede di procedura di accertamento

Con sentenza n. 9108 del 6 giugno 2012 (ud. 14 marzo 2012) la Suprema Corte di Cassazione si è occupata, fra l’altro, del carattere delle dichiarazioni di terzi.

 

La sentenza

Il libero convincimento del giudice

Sul punto specifico, in apertura, la sentenza afferma che “nel processo tributario, gli elementi indiziari, concorrono a formare il convincimento del giudice, se confortati da altri elementi di prova. Ove rivestano i caratteri di gravità, precisione e concordanza di cui all'art. 2729 c.c., essi danno luogo a presunzioni semplici (D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, e D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54), generalmente ammissibili nel contenzioso tributario, nonostante il divieto di prova testimoniale (cfr. Corte Cass. 5' sez. 20.4.2007 n. 9402 - con riferimento alla dichiarazione del terzo acquisita dalla Guardia di finanza nel corso di un'ispezione il cui verbale era stato debitamente notificato al contribuente -)”.

Le presunzioni semplici costituiscono “prova completa alla quale il giudice di merito può attribuire rilevanza, anche in via esclusiva, ai fini della formazione del proprio convincimento, nell'esercizio del potere discrezionale, istituzionalmente demandatogli, di individuare le fonti di prova, controllarne l'attendibilità e la concludenza e, infine, scegliere, fra gli elementi probatori sottoposti al suo esame, quelli ritenuti più idon