Il trattamento tributario della caparra confirmatoria

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 28 giugno 2022

In tema di caparra confirmatoria, l'"esenzione" dal pagamento dell'IVA non esclude che la somma trattenuta a titolo di risarcimento forfettario per l'inadempimento dell'obbligo di stipula del contratto definitivo rientri nel concetto di "reddito prodotto".
Con l'introito della penale, sono individuate, ai fini tributari, una componente risarcitoria della perdita subita ed una componente risarcitoria del mancato guadagno.
Quest'ultima è assimilata a reddito, e quindi assoggettata ad imposizione diretta, in quanto surrogatoria del mancato reddito a causa dell'inadempimento dell'altro contraente.

I chiarimenti della Cassazione in tema di trattamento tributario della caparra confirmatoria

trattamento tributario caparra confirmatoriaLa Corte di Cassazione ha chiarito alcuni rilevanti profili relativi alla natura e trattamento tributario della caparra confirmatoria.

Nel caso di specie, la Corte di Appello, in parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale, che aveva dichiarato l’imputato responsabile del reato di dichiarazione infedele, di cui all'art. 4 Dlgs 74/2000, e lo aveva condannato alla pena sospesa di anni uno e mesi sei di reclusione, con confisca dei beni per un valore pari al profitto del reato, aveva dichiarato non doversi procedere in ordine al reato ascritto, perché estinto per prescrizione, confermando la confisca limitatamente alla somma di denaro in sequestro.

Avverso tale sentenza l’imputato proponeva infine ricorso per cassazione, lamentando, per quanto di interesse, che i Giudici di appello avevano confermato la valutazione del Tribunale senza determinare la natura del corrispettivo versato al ricorrente in sede di stipula del contratto preliminare e senza considerare se esso fosse qualificabile in termini di caparra confirmatoria, clausola penale o caparra penitenziale, al fine di ritenerlo o meno reddito assoggettabile ad imposizione diretta.

Neppure era poi stato considerato che la somma era stata percepita da persona fisica, che aveva agito nell'ambito della propria sfera privatistica, e che essa, vista anche la natura del compendio immobiliare non in grado di generare plusvalenze tassabili, non costituiva reddito tassabile, non essendoci stato alcun incremento di ricchezza.

Secondo la Suprema Corte, la censura era infondata.

 

La caparra confirmatoria: profili fiscali

Evidenziano i giudici di legittimità che il Tribunale, esaminando compiutamente