La revoca delle lettere d’intento: adempimenti dell’esportatore abituale

L’esportatore abituale che non intenda più avvalersi della facoltà di acquistare beni/servizi senza Iva può revocare la dichiarazione d’intento, senza che sia previsto a tal fine un modello specifico e un obbligo di comunicazione all’Agenzia delle Entrate.
Di conseguenza il cedente/prestatore dovrà emettere fattura con addebito dell’Iva.

La normativa in materia di esportatori abituali e lettere d’intento

revoca lettere intentoCome noto, in virtù di quanto previsto dall’articolo 8, comma 1, lettera c), del D.P.R. 26710/1972, n. 633, nell’ambito delle cessioni all’esportazione, è consentito all’esportatore abituale di acquistare o importare beni e servizi senza applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, nei limiti del plafond disponibile.

Tale meccanismo consente di evitare o di ridurre il fisiologico costituirsi di una strutturale posizione di credito IVA per i soggetti che effettuano sistematicamente operazioni con l’estero, i quali si troverebbero permanentemente nella situazione di chiedere a rimborso l’IVA assolta sugli acquisti non avendo la possibilità di addebitare l’imposta nei confronti del cessionario.

Per poter usufruire del beneficio dell’utilizzo del plafond, l’esportatore abituale è tenuto a presentare al proprio fornitore – o in dogana, in caso di importazione – un’apposita dichiarazione (c.d. “dichiarazione di intento“), ex art. 1 del D.L. 29/12/1983, n. 746, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 27 febbraio 1984, n. 17, attestante la volontà di avvalersi di tale facoltà.

Tale dichiarazione, per le operazioni effettuate a partire dal 1° marzo 2017, è redatta in conformità al modello approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 2 dicembre 2016.

Dal 1° gennaio 2015, per effetto delle previsioni contenute nell’articolo 20 del D.lgs. 21/11/2014, n. 175, l’esportatore abituale è tenuto a trasmettere telematicamente la dichiarazione di intento all’Agenzia delle entrate, e, successivamente, a curarne la consegna al fornitore – o in dogana – unitamente alla ricevuta di presentazione presso l’Agenzia delle entrate.

Quanto al fornitore, lo stesso può effettuare operazioni senza applicazione dell’imposta una volta ricevuta la dichiarazione di intento corredata della citata ricevuta e acquisita la prova dell’intervenuta trasmissione della medesima all’Agenzia delle entrate da parte dell’esportatore.

Com’è evidente, le operazioni per le quali è possibile utilizzare il plafond, analogamente a quanto avviene per le operazioni attive che producono plafond, possono subire variazioni, in aumento o in diminuzione.

 

Il quesito posto da Assonime

L’Associazione istante ha chiesto chiarimenti in merito all’ambito applicativo della disciplina prevista dall’articolo 8, primo comma, lettera c), D.P.R. n. 26 ottobre 1972, n. 633 che consentono, lo ripetiamo, ai soggetti in possesso dei requisiti per essere considerati “esportatori abituali”, di effettuare acquisti senza applicazione dell’IVA, previa presentazione della cosiddetta “dichiarazione d’intento”.

I dubbi interpretativi sono sorti con riferimento alle conseguenze sanzionatorie derivanti nel caso in cui il cliente/esportatore abituale abbia inviato regolare dichiarazione d’intento al fornitore riferita ad un numero indeterminato di operazioni (fino a concorrenza dell’importo ivi indicato) ma, per le operazioni poste in essere da un certo momento in avanti, o limitatamente ad alcune di esse, il fornitore abbia emesso fattura con addebito dell’IVA.

E ciò, sia nell’ipotesi in cui il cliente lo abbia autorizzato a tale comportamento in modo espresso sia per fatti concludenti, indipendentemente da una espressa e preventiva revoca anche parziale della lettera d’intento.

In particolare, l’Associazione di categoria chiedeva conferma che, l’esposizione dell’IVA in fattura ed il suo addebito in via di rivalsa, nonostante l’invio di una lettera d’intento, non costituisse una violazione sanzionabile ai sensi dell’articolo 6, commi 2 e 6, del D.lgs. 18/12/1997, n. 471, per nessuna delle parti contraenti.

 

La soluzione proposta

L’Associazione istante, ha avanzato, in via interpretativa, una soluzione ipotizzando che, nella fattispecie descritta, né il cedente né il cessionario potessero essere passibili di sanzione.

La normativa concernente gli acquisti in…

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