Il trattamento IVA dei token per una blockchain

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 22 maggio 2020



Nell’ipotesi di utility token che consentono, a seguito del loro acquisto, di poter accedere ai servizi della blockchain, il momento di effettuazione della prestazione coincide col pagamento della commissione ed essendo questa una prestazione di servizi generica sarà soggetta ad Iva con aliquota ordinaria.
Nel caso specifico si discute di una blockchain che permetteva alle imprese collegate di firmare, criptare e scambiare tra loro documenti commerciali digitali

token ivaL’Agenzia delle Entrate ha chiarito il trattamento IVA dell’emissione di token dedicati alle Criptovalute.

 

Criptovalute: il caso oggetto di analisi

In particolare, il caso in esame riguardava il trattamento IVA delle cessioni di token ad un Consorzio, che li acquistava in nome proprio ma per conto dei consorziati, gestori dei nodi validatori.

La Società istante rappresentava che stava sviluppando una piattaforma tecnologica distribuita e decentralizzata per firmare, criptare e scambiare documenti commerciali in forma digitale (ordini, conferme, documenti di trasporto, fatture etc.), per i quali garantire paternità, non ripudiabilità e integrità.

A tal fine, l'Istante aveva già lanciato la "versione 1.0" di una blockchain che permetteva alle imprese ad essa collegate di firmare, criptare e scambiare tra loro documenti commerciali digitali con le garanzie sopra indicate, e si stava ora impegnando per svilupparne ulteriori versioni.

Allo scopo di consentire la registrazione e la sicurezza delle transazioni, basate sulla tecnologia blockchain, la Società affermava che era necessario creare un'infrastruttura distribuita e decentralizzata, basata su una rete di server che eseguissero attività di validazione delle transazioni effettuate sulla stessa blockchain, laddove i soggetti che gestivano i nodi della rete per validare le transazioni, definiti "nodi validatori", dovevano utilizzare il software elaborato dalla Società.

L'impresa, che intendesse partecipare a questo meccanismo e gestire un nodo della rete per validare le transazioni, doveva quindi avere a disposizione un quantitativo minimo di "token" ("