Il trattamento IVA dei token per una blockchain

Nell’ipotesi di utility token che consentono, a seguito del loro acquisto, di poter accedere ai servizi della blockchain, il momento di effettuazione della prestazione coincide col pagamento della commissione ed essendo questa una prestazione di servizi generica sarà soggetta ad Iva con aliquota ordinaria.
Nel caso specifico si discute di una blockchain che permetteva alle imprese collegate di firmare, criptare e scambiare tra loro documenti commerciali digitali

token ivaL’Agenzia delle Entrate ha chiarito il trattamento IVA dell’emissione di token dedicati alle Criptovalute.

 

Criptovalute: il caso oggetto di analisi

In particolare, il caso in esame riguardava il trattamento IVA delle cessioni di token ad un Consorzio, che li acquistava in nome proprio ma per conto dei consorziati, gestori dei nodi validatori.

La Società istante rappresentava che stava sviluppando una piattaforma tecnologica distribuita e decentralizzata per firmare, criptare e scambiare documenti commerciali in forma digitale (ordini, conferme, documenti di trasporto, fatture etc.), per i quali garantire paternità, non ripudiabilità e integrità.

A tal fine, l’Istante aveva già lanciato la “versione 1.0” di una blockchain che permetteva alle imprese ad essa collegate di firmare, criptare e scambiare tra loro documenti commerciali digitali con le garanzie sopra indicate, e si stava ora impegnando per svilupparne ulteriori versioni.

Allo scopo di consentire la registrazione e la sicurezza delle transazioni, basate sulla tecnologia blockchain, la Società affermava che era necessario creare un’infrastruttura distribuita e decentralizzata, basata su una rete di server che eseguissero attività di validazione delle transazioni effettuate sulla stessa blockchain, laddove i soggetti che gestivano i nodi della rete per validare le transazioni, definiti “nodi validatori”, dovevano utilizzare il software elaborato dalla Società.

L’impresa, che intendesse partecipare a questo meccanismo e gestire un nodo della rete per validare le transazioni, doveva quindi avere a disposizione un quantitativo minimo di “token” (“gettoni”), vincolandolo a garanzia della correttezza della propria attività di validazione.

Le transazioni sarebbero avvenute mediante pagamento in criptovaluta e, più precisamente, mediante token generati dalla Società istante nella quantità predeterminata e immodificabile di 60 milioni di unità.

A tal fine era stato quindi costituito un consorzio con attività esterna formato dai nodi validatori, avente tra i propri scopi l’acquisto, a condizioni di favore, in nome proprio e per conto dei consorziati, dei token, da utilizzare per svolgere l’attività nella costituenda blockchain.

Una parte dei token generati dall’Istante (“nativi”) sarebbero pertanto stati ceduti al predetto consorzio, come acquirente in nome proprio e per conto dei consorziati, almeno fino al 31 dicembre 2020.

Successivamente a tale data, i token sarebbero poi potuti essere acquistati solo presso i “digital exchange”, oppure tramite scambio diretto con altri soggetti.

L’istante dichiarava quindi che i token costituivano la moneta virtuale (o criptovaluta) del network, con un proprio valore determinato dal mercato e che gli stessi sarebbero poi potuti essere scambiati su base consensuale con altre criptovalute o altre valute aventi corso legale sulle eventuali piattaforme di exchange che accettassero di inserirle a listino.

L’Istante precisava infine che i token non costituivano uno strumento di investimento, né uno strumento finanziario tipico o atipico, né davano luogo ad alcun rendimento, profitto o remunerazione correlati al loro mero possesso, non comportando il loro acquisto alcun diritto alla partecipazione nel Consorzio e/o nessun diritto patrimoniale o amministrativo relativo a tale società, non costituendo prestito o contributo al Consorzio, e non costituendo una forma di investimento né di risparmio.

 

Utility token e currency token

Tanto premesso, la Società poneva il dubbio interpretativo relativo al corretto trattamento IVA del provento conseguito in esito alla vendita dei token e prospettava come soluzione che gli stessi token avessero natura ibrida, potendo essere inquadrati sia come “utility token”, nella misura in cui fossero utilizzabili per usufruire dei servizi della piattaforma (con contenuto assimilabile a quello dei voucher), sia come “currency token”, se e in quanto potessero essere scambiati e…

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