Antieconomicità delle operazioni: neutralità e detrazione IVA

La Corte di Cassazione continua nel suo orientamento posto a salvaguardia del principio di neutralità dell’imposta sul valore aggiunto.
Ecco un approfondimento sul tema.

 

La Cassazione ritorna sul principio di neutralità dell’IVA

 

L’Iva non deve gravare quale costo sulle imprese e sugli esercenti arti e professioni.

Le interpretazioni devono essere orientate in tal senso ad eccezione dei casi in cui i comportamenti assunti siano evidentemente fraudolenti, circostanza che si verifica allorquando l’operazione in contestazione non sia stata posta in essere, ovvero sia stata posta in essere tra soggetti diversi.

Il tema sempre oggetto di contestazione è costituito dalla detrazione del tributo nell’ipotesi in cui il costo sostenuto sia antieconomico.

 

L’AIDC sui servizi infragruppo

principio di neutralità dell'iva

 

In particolare, il punto è stato oggetto di approfondimento dalla norma di comportamento n. 205 dell’Associazione Italiana dei Dottori Commercialisti.

La fattispecie esaminata dalla norma di comportamento ha interessato il caso di un’impresa residente che ha considerato in detrazione l’Iva assolta mediante reverse charge in relazione alle spese sostenute per servizi infragruppo resi da imprese non residenti.

Nel caso specifico è stata contestata l’eccessiva onerosità della spesa e quindi l’antieconomicità della stessa.

Solitamente, quando i verificatori contestano, ai fini delle imposte sui redditi, l’indeducibilità dei costi relativi ai servizi infragruppo, nell’ambito di gruppi internazionali, estendono la medesima contestazione ai fini Iva.

Viene così disconosciuta la detrazione dell’imposta sul valore aggiunto. In particolare, viene contestata la detraibilità del tributo assolto mediante l’inversione contabile.

La norma di comportamento prende in esame questo caso allineandosi, nella sostanza, all’orientamento manifestato a più riprese dalla Corte di Cassazione.

 

La norma di comportamento AIDC n. 205

 

Secondo quanto precisato dalla norma di comportamento n. 205, l’antieconomicità dell’operazione è di per sé irrilevante.

E’ necessario che l’Amministrazione finanziaria sia in grado di dimostrare non solo la macroscopica sproporzione della spesa per i servizi infragruppo resi, ma anche che la sproporzione sia sintomatica dell’estraneità del costo rispetto all’attività d’impresa.

In buona sostanza l’ammontare della spesa deve essere tale da rendere plausibile l’intento di frodare il Fisco da parte del soggetto passivo.

In alternativa, l’Agenzia delle entrate dovrà dimostrare l’esistenza dell’abuso del diritto.

Al di fuori di queste ipotesi, l’impresa stabilita nel territorio dello Stato, che ha considerato in detrazione l’imposta sul valore aggiunto, deve semplicemente dimostrare l’effettività e la natura dei servizi infragruppo acquistati.

Dovranno poi essere forniti i documenti giustificativi in modo da dimostrare che le spese hanno un nesso con le operazioni attive, o meglio con l’attività esercitata.

 

La Corte di Giustizia UE sull’IVA

 

Con riferimento all’imposta sul valore aggiunto, la Corte di Giustizia UE ha osservato come sia sufficiente che le spese in questione siano comprese negli elementi costitutivi del prezzo dei prodotti venduti o dei servizi resi dal soggetto passivo.

La detrazione resta però preclusa nell’ipotesi in cui la spesa presenti un nesso diretto con operazioni fuori campo Iva o che comunque non danno diritto alla detrazione.

La nozione di inerenza si è evoluta anche per ciò che riguarda i più recenti orientamenti della giurisprudenza di legalità. Gli oneri non devono essere ricondotti alla singola operazione, ma più in generale all’attività esercitata.

Secondo questo orientamento l’inerenza si traduce in

“una correlazione tra costi ed attività d’impresa in concreto esercitata, traducendosi in un giudizio di carattere qualitativo, che prescinde, in sé, da valutazioni di tipo utilitaristico o quantitativo”.

 

 

La Corte di Cassazione sull’IVA

Sul punto si sono espresse le sentenze della Corte di Cassazione nn. 450, 3170, 13882 e 18904 tutte del…

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