Nullità dell’atto tributario: non è rilevabile d’ufficio secondo la Cassazione

Le forme di invalidità dell’atto tributario non sono rilevabili d’ufficio, né possono essere fatte valere per la prima volta nel giudizio di cassazione; il processo tributario è circoscritto alla legittimità della pretesa impositiva avanzata con l’atto impugnato sulla base dei presupposti di fatto e di diritto in esso contenuti.
Si prende spunto da una recente sentenza di Cassazione per ripercorrere le motivazioni che portano alla nullità dell’atto tributario.

nullità dell atto tributario nel processo tributarioLe forme di invalidità dell’atto tributario non sono rilevabili d’ufficio, né possono essere fatte valere per la prima volta nel giudizio di Cassazione.

Il processo tributario è circoscritto alla legittimità della pretesa impositiva avanzata con l’atto impugnato sulla base dei presupposti di fatto e di diritto in esso contenuti.

Si prende spunto dalla sentenza n. 12313/2018 della sezione quinta della Cassazione per ripercorrere l’iter per considerare la nullità degli atto tributario.

 

 

La normativa sulla nullità dell’atto tributario

L’art. 42 del Dpr n. 600/1973 stabilisce al terzo comma che l’accertamento è nullo se l’avviso non reca la sottoscrizione, le indicazioni, la motivazione di cui al presente articolo e ad esso non è allegata la documentazione di cui all’ultimo periodo del secondo comma; quest’ultimo recita che se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto nè ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all’atto che lo richiama salvo che quest’ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale.

Si chiarisce che in materia tributaria alla forma di invalidità della nullità non si applica il regime di diritto amministrativo ex artt. 21 septies della legge n. 241 del 1990 e 31, comma 4, del d.lgs. n. 104 del 2010, che risulta incompatibile con le specificità degli atti tributari relativamente ai quali il legislatore ha individuato una categoria unitaria d’invalidità-annullabilità,, in tal modo il contribuente deve impugnare l’atto nel termine decadenziale di cui all’art. 21 del d.lgs. n. 546 del 1992, onde evitare il definitivo consolidarsi della pretesa tributaria

La Suprema Corte considera invalidi solo gli atti emanati in violazione di una norma di legge o di un principio che preveda la invalidità del medesimo provvedimento (principio della tassatività delle cause di nullità), non applicandosi la disposizione di cui all’art. 21 octies, comma 1, della legge n. 241/90 in base alla quale è annullabile ogni atto “adottato in violazione di legge.

 

Il fatto oggetto della sentenza

Il contribuente impugnava gli avvisi di accertamento per gli anni di imposta 2006 e 2008 relativi ad una riscontrata incoerenza tra redditi dichiarati e l’incremento patrimoniale derivato da un atto di trasferimento di azioni (quote di srl) della società.

A tale riguardo eccepiva che gli atti impositivi si fondavano su dati errati in quanto l’atto di acquisto era simulato, producendo documentazione in tal senso.

Le Commissioni di primo e secondo grado respingevano i ricorsi ritenendo non provata la prova della presunta simulazione. Il contribuente ha proposto ricorso per Cassazione.

La Suprema Corte ha ritenuto preliminarmente infondata l’eccezione riguardante la carenza di potere dei funzionari firmatari degli accertamenti in quanto trattasi di questione nuova formulata per la prima volta in sede di legittimità.

Nel merito i giudici hanno affermato che le forme di invalidità dell’atto tributario, anche se previste normativamente dal legislatore, come nella fattispecie, non sono rilevabili d’ufficio né possono essere fatte valere per la prima volta in Cassazione.

Premettendo che il rapporto fisco-contribuente è di natura conflittuale e che la struttura del processo tributario è impugnatoria; quest’ultima determina che la contestazione della pretesa impositiva può essere prospettata solo attraverso specifici motivi di impugnazione.

Il giudizio tributario, pertanto, è limitato alla verifica della legittimità della pretesa avanzata con l’atto impositivo secondo i presupposti di fatto e di diritto in esso indicati ed avendo un oggetto delimitato dai rilievi mossi dal contribuente con i motivi indicati nel ricorso introduttivo del giudizio. La conversione di ipotesi di nullità in mezzi di impugnativa avverso l’atto tributario è proprio una conseguenza della struttura impugnatoria del processo tributario.

In sostanza, anche l’atto…

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