Accertamento motivato, difesa garantita

Accertamento motivato, difesa garantitaLa motivazione dell’atto impositivo deve contenere tutti gli elementi dell’obbligazione tributaria in modo tale che il contribuente possa porre in essere un’efficace difesa in giudizio. L’avviso di accertamento, infatti, deve contenere una fedele e chiara ricostruzione dell’obbligazione tributaria e di tutti gli elementi di prova (Cass. n. 30039/2018).

L’art. 7 della legge n. 212/2000 stabilisce che gli atti dell’amministrazione finanziaria sono motivati secondo quanto prescritto dall’art. 3 legge n. 241 del 1990, indicando “i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione”. Trattasi, comunque, di principio di valenza generale che occorre calare nelle varie situazioni portate al vaglio dell’organo giurisdizionale.

Al riguardo la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto che nella motivazione devono essere chiariti i presupposti di fatto e le ragioni di diritto che sono posti a base della pretesa tributaria. Solo se si conosce la norma che l’Amministrazione ha ritenuto di applicare si può poi stabilire se questa scelta sia corretta o meno in relazione al presupposto di fatto, e si può quindi garantire un diritto di difesa adeguato. Secondo la Suprema Corte, il compito della motivazione è proprio quello di far conoscere al destinatario il perché viene esercitato un certo potere (Cass. n. 3948/2011).

Nel caso in esame la contribuente ha impugnato l’avviso di rettifica e liquidazione dell’Iva con cui l’ufficio finanziario non aveva ritenuto applicabile l’aliquota ridotta al 4% ad un immobile ritenuto di lusso. Sia in primo che secondo grado i giudici hanno ritenuto corretto l’operato dell’amministrazione finanziaria.

In particolare, la contribuente ha eccepito la violazione di legge contenuta nell’atto impositivo in quanto rinviava ad un parere dell’Agenzia del Territorio non allegato e dalla stessa non conosciuto.

La Corte ha affermato preliminarmente che un precedente orientamento di legittimità era diverso da altri espressi successivamente e di tenore diverso: l’obbligo di motivazione dell’avviso di accertamento di maggior valore, infatti, si riteneva adempiuto mediante un criterio astratto, in cui l’onere probatorio era rimesso all’amministrazione finanziaria e al contribuente la possibilità di contrapporre altri elementi in base allo stesso criterio (Cass. n. 4047/2016; n. 2011/9187).

La normativa di riferimento (art. 23 e 32 D. Lgs n. 546/1992; art. 7 L. n. 212/2000 che richiama l’art. 3 Legge n. 241/1990), prevede che l’organo finanziario indichi nell’avviso di accertamento i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche posti alla base del medesimo nonché gli elementi di prova, e se nella motivazione si fa riferimento ad un altro atto, questo deve essere allegato all’atto che lo richiama.

Esiste, poi, un diverso successivo orientamento giurisprudenziale secondo cui la motivazione dell’avviso di accertamento assolve a diverse funzioni che garantiscono il diritto di difesa del contribuente, permettendo una corretta dialettica processuale e ponendo il contribuente nella condizione di conoscere l’esatta pretesa dell’Amministrazione finanziaria (risultando nel suo petitum e nella causa petendi).

L’atto impositivo, quindi, non può esaurirsi nella sola enunciazione di una pretesa fiscale di per se, dovendo la motivazione contenere gli elementi di fatto  ed istruttori del procedimento e di legalità al fine di assicurare da un lato il buon andamento (art. 97 Cost) e, dall’altro, rendendo controllabile subito l’azione amministrativa:

In altri termini, dalla motivazione dell’atto deve emergere una chiara e fedele ricostruzione di ogni elemento dell’obbligazione tributaria, in modo tale da consentire una adeguata ed efficace difesa in giudizio del contribuente.

L’art. 97 Cost. al terzo comma stabilisce i principi secondo cui è improntata l’organizzazione della P.A., in modo tale che…

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