Servizi accessori - il trattamento IVA

Più prestazioni formalmente distinte, che potrebbero essere fornite separatamente e dar così luogo, separatamente, a imposizione o a esenzione, devono essere considerate come un’unica operazione quando non sono indipendenti. Ciò accade anche nel caso in cui una o più prestazioni costituiscono una prestazione principale, mentre le altre prestazioni costituiscono una o più prestazioni accessorie, cui si applica la stessa disciplina tributaria della prestazione principale. Una prestazione dev’essere considerata accessoria e non principale quando non costituisce per la clientela un fine a sé stante, bensì il mezzo per fruire al meglio del servizio principale offerto dal prestatore. Ne consegue che, se per i servizi di intermediazione resi da un soggetto italiano ad altro soggetto di altro Stato membro della UE, trova applicazione l’esenzione da IVA, sono esentati dall’imposta anche i servizi accessori

servizi accessoriPiù prestazioni formalmente distinte, che potrebbero essere fornite separatamente e dar così luogo, separatamente, a imposizione o a esenzione, devono essere considerate come un’unica operazione quando non sono indipendenti. Ciò accade anche nel caso in cui una o più prestazioni costituiscono una prestazione principale, mentre le altre prestazioni costituiscono una o più prestazioni accessorie, cui si applica la stessa disciplina tributaria della prestazione principale. Una prestazione dev’essere considerata accessoria e non principale quando non costituisce per la clientela un fine a sé stante, bensì il mezzo per fruire al meglio del servizio principale offerto dal prestatore. Ne consegue che se per i servizi di intermediazione resi da un soggetto italiano ad altro soggetto di altro Stato membro della UE trova applicazione l’esenzione da IVA, sono esentati dall’imposta anche i servizi accessori.

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 17836 del 06/07/2018, ha risolto una questione particolarmente delicata, quale quella del trattamento Iva dei servizi e prestazioni accessorie.

Nel caso di specie, la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia aveva rigettato l’appello proposto dalla società contribuente nei confronti della sentenza della CTP di Milano, che aveva a sua volta rigettato l’impugnazione avverso l’avviso di accertamento, con il quale venivano riprese a tassazione somme a titolo di IVA relative all’anno d’imposta 2004, con conseguenti sanzioni per mancata emissione di fatture e per dichiarazione contenente un’imposta inferiore a quella dovuta.

L’IVA ripresa a tassazione riguardava i servizi di marketing, amministrativi e tecnici di assistenza post vendita, fatturati a società appartenente al medesimo gruppo del quale faceva parte la ricorrente e da questa remunerati sulla base di ragionevoli costi operativi e non operativi, più una quota di mark-up, e considerati di intermediazione e, quindi non imponibili.

L’ufficio effettuava il recupero a tassazione, considerando tali prestazioni servizi generici, resi nell’ambito di un contratto di rappresentanza.

La Commissione Tributaria Provinciale respingeva il ricorso, in quanto, a suo avviso, il rapporto in forza del quale venivano resi i vari ed articolati servizi «non poteva essere considerato di agenzia, e detta qualificazione, essendo stata usata dal contribuente al solo fine di ritrarre un vantaggio fiscale, costituiva un abuso del diritto».

La CTR motivava poi il rigetto dell’appello, rilevando che dal contratto tra le due società emergeva che la prima (italiana) aveva ricevuto l’incarico di prestare una serie di servizi a favore della seconda (estera), alcuni dei quali consistevano nel promuovere le conclusioni dei contratti, mentre altri riguardavano attività di consulenza ed assistenza in materia contabile e di risorse umane, nei servizi di telecomunicazione, negli acquisti, in materia di credito e di raccolta, ecc., il che stava ad indicare che la società estera, attraverso la società contribuente, intendeva non solo vendere in Italia i suoi prodotti, attività che poteva rientrare nella nozione di intermediazione, ma anche ricevere servizi di diverso tipo, non potendo quindi la complessiva attività prestata dalla società contribuente essere semplicemente considerata come di intermediazione.

Sottolineava inoltre il giudice di secondo grado che, anche qualora si fosse voluto procedere a scorporare le prestazioni connesse all’acquisizione dei contratti di vendita dalle altre prestazioni, tale attività sarebbe stata impedita dall’avvenuto indistinto addebito dei compensi, sulla base dei costi sostenuti, che non consentiva di scindere le due basi imponibili, con conseguente assoggettabilità di tutte le operazioni ad IVA.

Avverso tale sentenza la società proponeva infine ricorso per cassazione, deducendo motivazione insufficiente e contraddittoria su fatto decisivo e controverso, laddove la CTR aveva valorizzato, ai fini…

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