Distacco transnazionale - dall’Unione Europea arrivano le nuove regole

Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la Direttiva in materia di distacco all’interno dell’Unione Europea che garantisce tutele maggiori ai soggetti distaccati: ciò si è reso necessario allo scopo di garantire normative cd. “anti-dumping”, in contrasto cioè con l’attività del “falso distacco” che consente di godere di regimi più vantaggiosi.
La Direttiva 2018/957
Il distacco è quello strumento utilizzato da parte di un datore di lavoro allo scopo di soddisfare un proprio interesse, ponendo temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di altri soggetti, per eseguire determinate attività lavorative.
Così, benché il datore di lavoro rimanga responsabile del trattamento economico e normativo del lavoratore, esistono delle specifiche regole quando i lavoratori vengono distaccati in ambito transnazionale: le regole in questione sono allo stato attuale stabilite da parte della Direttiva 96/71/CE, ma nel 2020 entreranno in vigore ufficialmente le disposizioni inserite all’interno della Direttiva dell’Unione Europea 2018/957, relativamente al distacco dei lavoratori nell’ambito delle prestazioni di servizi, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 9 luglio 2018, modificativa della precedente normativa con disposizioni definite “antidumping”, le quali dovranno essere recepite dagli Stati membri adeguando di conseguenza le normative nazionali entro il 30 luglio 2020.
Parità di trattamento in tutti gli Stati Membri
Con tale Direttiva – che non sarà però operativa fino al 30 luglio 2020 – l’Europa si pone l’obiettivo di fornire delle normative cd. “anti-dumping”, cioè che garantiscano ai lavoratori che si muovono in distacco in altri Paesi Membri dell’Unione Europea di usufruire delle medesime tutele di tipo contributivo, previdenziale, e in materia di diritti e sicurezza. Ciò ha comportato sostanzialmente la necessità di colmare alcuni vuoti di tutele per i lavoratori distaccati durante il periodo di distacco in altri Paesi comunitari, allo scopo di garantire per valga per tutti i soggetti il principio di parità di trattamento.
Così, le imprese in base a tale Direttiva dovranno garantire per tutti i lavoratori distaccati nel loro territorio le medesime condizioni di lavoro e di occupazione relative a disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, e/o da contratti collettivi o da arbitrati dichiarati di applicazione generale o altrimenti applicabili:

periodi massimi di lavoro e periodi minimi di riposo;
durata minima dei congedi annuali retribuiti;
retribuzione, comprese le tariffe maggiorate per lavoro straordinario;
condizioni di fornitura dei lavoratori;
sicurezza, salute e igiene sul lavoro;
tutela riguardo alle condizioni di lavoro e di occupazione di gestanti o puerpere, bambini e giovani;
parità di trattamento fra uomo e donna, nonché altre disposizioni in materia di non discriminazione;
condizioni di alloggio dei lavoratori qualora questo sia fornito dal datore di lavoro ai lavoratori lontani dal loro abituale luogo di lavoro;
indennità o rimborso a copertura delle spese di viaggio, vitto e alloggio per i lavoratori lontani da casa per motivi professionali.

Il regime applicabile fino al 2020
Gli Stati Membri saranno tenuti a conformarsi alla Direttiva entro il 30 luglio 2020, mentre fino a tale data rimarrà in vigore e applicabile la Direttiva 96/71/CE, ossia la versione precedente le modifiche introdotte dall’ultima Direttiva emanata. Fino a tale data continueranno a restare in vigore le regole della Direttiva del 1996, le quali riguardano i lavoratori distaccati all’interno dell’Unione Europea:

da parte delle aziende per proprio conto e sotto la propria direzione, sulla base di contratti stipulati tra l’azienda che distacca e il destinatario della prestazione;
tra le aziende che distaccano un lavoratore all’interno dell’Unione Europea in uno stabilimento o in una sede che appartiene già …

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