Ispettorato Nazionale del Lavoro: le verifiche 2018 sui contratti collettivi applicati

Nuovi controlli sull’applicazione dei contratti collettivi

Con Circolare n. 3/2018, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro punta l’attenzione sull’applicazione dei contratti collettivi non sottoscritti da organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, segnalando alle direzioni territoriali di svolgere verifiche e accertamenti in tutti i settori, allo scopo di verificare l’applicazione specifica dei contratti collettivi adatti a ciascuna tipologia di attività.

Tali aspetti erano già stati chiariti da parte del Ministero del Lavoro con una nota del 24 maggio 2016, in particolare la nota prot. 10599/2016, con la quale era stato dato un primo impulso ad attività di vigilanza nel settore dei servizi di Field Marketing, come richiesto a suo tempo dalla Associazione Nazionale ANASFIM.

In relazione alle verifiche già effettuate, l’Ispettorato così ha ritenuto utile estendere le tipologie di verifiche in questione ad ogni altro ambito nel quale la mancata applicazione dei “contratti leader” possa determinare una maggiore frequenza di problematiche di “dumping”. Inoltre l’Ispettorato ricorda che l’ordinamento riserva l’applicazione di determinate discipline, quali quelle di agevolazioni e contributi, subordinatamente alla sottoscrizione o applicazione di contratti collettivi che siano dotati del requisito della maggiore rappresentatività in termini comparativi.

 

I contratti comparativamente più rappresentativi

In particolare, è opportuno a tale proposito fare un piccolo cenno alla rappresentatività dei contratti collettivi. Spunti per comprendere la rappresentatività sindacale si trovano in una nota protocollo del 1 giugno 2012 del Ministero del Lavoro, quando specifica come determinare il grado di rappresentatività in termini comparativi delle organizzazioni sindacali stipulanti; in particolare secondo il Ministero del Lavoro per capire il grado di rappresentatività bisogna fare riferimento al numero complessivo delle imprese associate, al numero complessivo dei Lavoratori occupati, alla diffusione territoriale delle associazioni sindacali, e al numero dei contratti collettivi nazionali stipulati e ancora vigenti; un altro criterio utile a valutare il grado di rappresentatività delle organizzazioni di categoria può essere anche il numero dei verbali di revisione degli stessi, il cui dato risulta verificabile presso il Ministero dello Sviluppo Economico. La nota in questione però è stata interessata anche da numerose critiche che hanno portato in particolare alcune associazioni sindacali a richiederne l’annullamento di fronte al TAR, il quale si è espresso sul tema con sentenza n. 8865 del 7 agosto 2014, ritenendola assolutamente valida.

 

Discipline applicabili solo con i contratti comparativamente più rappresentativi

Tornando alla Circolare da ultimo pubblicata dall’Ispettorato del Lavoro, si segnala che l’ordinamento riserva l’applicazione di determinate discipline subordinatamente alla sottoscrizione o applicazione di contratti collettivi dotati del requisito della maggiore rappresentatività in termini comparativi.

In particolare è stato evidenziato che in materia contratti di prossimità (su cui il Ministero ha ampiamente approfondito con nota prot. n. 10599 del 24 maggio 2016) ai sensi dell’art. 8 del D.L. n. 138/2011, qualora essi fossero sottoscritti da soggetti non “abilitati” non potranno produrre effetti derogatori della normativa, possibili solo se effettuati da parte di disposizioni di legge o relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro, cosicché il personale ispettivo in sede di accertamento, dovrà considerare come del tutto inefficaci detti contratti, adottando i conseguenti provvedimenti, come ad esempio recuperi contributivi ovvero diffide accertative.

Anche con riferimento al godimento di benefici normativi e contributivi, l’applicazione di contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni…

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