Riscossione dei tributi: il problema della competenza territoriale

La riscossione dei tributi è stata oggetto di riforma ad opera del D.L. n. 203 del 2005, convertito nella L. n. 248 del 2005. Prima delle modifiche apportate dal D.L. n. 203 cit., il servizio nazionale di riscossione era affidato ad un concessionario, mediante procedura ad evidenza pubblica. Successivamente, a decorrere dal 1.10.2006, il D.L. n. 203 del 2005, art. 3 disponeva l’eliminazione del previgente sistema di riscossione, attribuendo l’attività di riscossione all’Agenzia delle entrate che lo esercitava tramite apposite società, denominate fino al marzo 2007, Riscossione S.p.a. e poi Equitalia S.p.a..
Il gruppo Equitalia era organizzato in Holding Equitalia S.p.A., Equitalia Servizi di riscossione S.p.A., Equitalia Giustizia S.p.A.. In pratica, Equitalia S.p.A., istituita nel 2005, era una società a totale capitale pubblico (51% Agenzia delle entrate e 49% Inps) e svolgeva il suo ruolo istituzionale tramite Equitalia Servizi di riscossione S.p.A. che dal primo luglio 2016 è Agente unico della riscossione e assorbe tutte le attività dei precedenti agenti della riscossione, attraverso la fusione per incorporazione di Equitalia Nord S.p.A., Equitalia Centro S.p.A. e Equitalia Sud S.p.A.
Infine, com’è noto, l’art. 1 del Decreto Legge 22 ottobre 2016 n. 193, convertito con modificazioni dalla Legge 1 dicembre 2016 n. 225 e pubblicato in G.U. n. 282 del 2 dicembre 2016 (recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili”), ha previsto che “a decorrere dal 1° luglio 2017 le società del Gruppo Equitalia sono sciolte” ad esclusione di Equitalia Giustizia SpA (art. 1, c. 1) e che, al fine di garantire la continuità e la funzionalità delle attività di riscossione, è istituito un ente pubblico economico, denominato Agenzia delle entrate-Riscossione, il quale, dalla medesima data, “subentra, a titolo universale, nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, delle società del Gruppo Equitalia di cui al comma 1 e assume la qualifica di agente della riscossione con i poteri e secondo le disposizioni di cui al titolo I, capo II, e al titolo II, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602” (art. 1, c. 3).
Stante questo quadro normativo, in giurisprudenza (prima della formazione dell’Agenzia delle entrate-Riscossione) è stato reiteratamente affermato che, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12, c. 1, e art. 24, c. 1, la competenza territoriale a emettere la cartella di pagamento si determina in base al criterio della correlazione tra l’ambito territoriale di operatività del concessionario (ora agente della riscossione) e il domicilio fiscale del contribuente iscritto a ruolo (Sez. 5, sentenze n. 8049 del 2017 e n. 20669 del 20141).
E’ capitato talvolta che un atto inerente la riscossione fosse emesso da un ufficio dell’Agente della Riscossione territorialmente incompetente.
Quando questo fatto è stato opposto in giudizio si è poi assistito ad una interpretazione particolarmente rigorosa da parte della giurisprudenza che ha sanzionato con una declaratoria di nullità l’atto contestato e questo, in vero, si è distinto da quel che ancora accade nel caso opposto (cass. civ. n. 4773/2009), cioè in quello in cui il contribuente avanza una domanda ad ufficio territorialmente incompetente (es. istanza di rimborso) . In quest’ultimo caso, infatti, vale il principio di unitarietà dell’ente preposto.
Tornando, in via esemplificativa, a trattare l’ipotesi in cui l’incompetenza territoriale è determinata da una condotta dell’Erario, va rammentato che in una recentissima sentenza (Cass. civ. Sez. V, Ord., 04-08-2017, n. 19577 ) è stata dichiarata la nullità di una cartella emessa nei confronti di una società contribuente che aveva la sede legale (e, quindi, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 58, comma 3, il domicilio fiscale) nella Provincia di Brescia sin dall’ottobre del 2002 e che la …

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