Lo scarso valore delle circolari del fisco contro la legge

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 16 marzo 2017

i giudici devono decidere solo in base alle previsioni di legge, indipendentemente da eventuali circolari interne dell'agenzia delle Entrate

cruikshank_-_the_radicals_armsLa Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6185 del 10.3.2017, ha chiarito una questione molto interessante, mettendo in evidenzia il possibile “corto circuito” che si verifica in caso di contrasto delle Circolari dell’Agenzia con la disposizione di legge.

Nel caso di specie l'Agenzia delle Entrate aveva emesso nei confronti di una società un avviso di accertamento relativo a Ires, Irap e Iva per l'anno 2004, con cui contestava, tra le altre, la deduzione di costi non inerenti, in particolare di spese legali sostenute in un procedimento penale da dipendenti della contribuente, che erano stati querelati da altri dipendenti della società per vertenze sorte nell'ambito del rapporto di lavoro, e il riscontro di differenze inventariali positive e negative.

La società impugnava l'avviso davanti alla CTP di Torino, ottenendone il parziale annullamento con sentenza poi confermata dalla CTR del Piemonte, la quale aveva affermato che i costi erano deducibili, in quanto inerenti e conseguenti, seppure in senso generico, allo svolgimento dell'attività di impresa; e che le differenze inventariali positive, oggetto dei rilievi, in quanto risultanti dalla contabilità obbligatoria di magazzino, dovevano essere valutate secondo i criteri di prudenza indicati nella Circolare del 2 ottobre 2006, n. 31/E, dell'Agenzia delle Entrate, la cui applicabilità al caso di specie rendeva quindi infondata la ripresa fiscale operata dall'ufficio.

Contro la sentenza l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione, deducendo la falsa applicazione dell'art. 109, c. 5, dpr 917/1986, per avere la CTR riconosciuto la legittimità della deduzione delle spese legali sostenute dalla società per la difesa dei dipendenti.

Tale censura, secondo la Corte, era fondata.

Il presupposto che aveva indotto la CTR ad ammettere la deducibilità dei costi era stato infatti quello della loro inerenza all'attività di impresa, inerenza il cui positivo riscontro costituiva dunque l'autentica e unica ratio decidendi, leggendosi infatti nella sentenza che i costi in questione, ossia quelli della difesa penale dei propri dipendenti sottoposti a indagine penale, era