Inapplicabilità della sospensione feriale ai termini non processuali

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 7995 del 20.4.2016, è tornata sulla tematica dell’applicabilità della sospensione feriale ai termini non processuali.
Nel caso di specie la società ricorrente impugnava un avviso di accertamento relativo a maggiori imposte IRAP e IVA per l’anno 2005.
Il giudice di primo grado rigettava il ricorso con sentenza riformata dalla Commissione Tributaria Regionale secondo cui l’atto impugnato era illegittimo perché emesso senza il rispetto del termine dilatorio di cui all’art. 12 c. 7 della L. n. 212/2000, al quale andava applicata la sospensione per il periodo feriale di cui all’art. 1. della L. n.742/1969.
Secondo la CTR, infatti, il contraddittorio garantito dall’art.12, dando attuazione a precetti costituzionali, “… in relazione alla successiva fase processuale, può considerarsi parte della stessa, garantendo il fondamentale presupposto del buon andamento e dell’efficienza della P.A.”.
L’Agenzia delle entrate proponeva ricorso per cassazione lamentando che la CTR non aveva considerato che la sospensione feriale dei termini di cui all’art. 1 della L. n. 742 cit. si applica unicamente ai termini processuali e non a quelli sostanziali, dovendosi escludere ogni pericolo di disparità di trattamento secondo quanto già chiarito da Corte cost.130/1974.
Secondo i giudici di legittimità il motivo di impugnazione era manifestamente fondato, anche considerata la giurisprudenza della Corte è nel senso di ritenere inapplicabile la sospensione dei termini per il periodo feriale ai procedimenti non giurisdizionali.
Superando infatti l’orientamento già espresso da Cass. n. 2682/11, la sospensione del termine per l’impugnazione degli atti d’imposizione tributaria prevista dal Dlgs. n. 218 del 1997, art. 6, c. 3, è volta a garantire un concreto spatium deliberandi in vista dell’accertamento con adesione e va riferita al relativo procedimento, che ha natura amministrativa (cfr. Cass. n. 28051 del 2009).
Secondo le Sezioni Unite (sent. n. 18184/13), del resto, l’art. 12 c. 7 cit. “… introduce nell’ordinamento una particolare e concreta forma di ‘collaborazione”‘ tra amministrazione e contribuente, attraverso la previsione di un termine dilatorio di sessanta giorni dalla chiusura delle operazioni di verifica, prima della cui scadenza, e salvo le eccezioni di cui si dirà, l’atto impositivo – come la norma prescrive con espressione ‘forte’ – ‘non può essere emanato’: tale intervallo temporale è destinato a favorire l’interlocuzione tra le parti anteriormente alla (eventuale) emissione del provvedimento, e cioè il contraddittorio procedimentale”.
Ciò che conferma, sottolinea la Corte nella sentenza in commento, la natura non giurisdizionale del termine dilatorio di cui alla cennata disposizione e la sua finalità, correlata al corretto e razionale svolgimento dell’attività amministrativa, alla quale è chiamato a cooperare attivamente il contribuente proprio attraverso la possibilità di proporre osservazioni all’esito della chiusura delle operazioni di verifica presso i locali del contribuente.
Se dunque la norma in esame tende a garantire il contraddittorio procedimentale, ossia a consentire al contribuente di far valere le proprie ragioni nel momento stesso in cui la volontà dell’Amministrazione si forma, quando l’atto impositivo è ancora in fieri, era erronea la decisione impugnata che aveva invece attribuito al detto termine un’impropria natura processuale solo per il fatto che il riconoscimento del detto termine costituisce attuazione di precetti costituzionali.
In questa stessa direzione, d’altra parte, evidenziano ancora i giudici, militano ulteriori considerazioni che trovano conferma nella più recente giurisprudenza a Sezioni Unite sul tema del contraddittorio procedimentale, laddove Cass. SU. n. 24823/2015 ha ritenuto che “… le garanzie di cui all’art. 24 Cost., attengono, testualmente, all’ambito giudiziale; così pure quella di difesa di cui al comma 2, …

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