Firma dell’appello dell’Agenzia non corretta? La prova spetta al contribuente

di Enzo Di Giacomo

Pubblicato il 6 maggio 2016

l'onere di provare che la sottoscrizione apposta sull’atto di appello dell’ufficio finanziario sia validamente apposta dal direttore o dal funzionario delegato incombe al contribuente

giudice2-immagineL’onere di provare che la sottoscrizione apposta sull’atto di appello dell’ufficio finanziario sia validamente apposta dal direttore o dal funzionario delegato incombe al contribuente.

Quanto precede è contenuto nella sent. n. 5201/2016 della Corte di Cassazione da cui emerge che la firma dell’appello dell’ufficio finanziario è validamente apposta da parte del funzionario preposto al reparto competente, anche nel caso in cui non sia esibita in giudizio una specifica delega.

Com’è noto, la questione ha interessato un considerevole numero di funzionari dell’Agenzia delle entrate, a cui è stato conferito un incarico dirigenziale poi prorogato più volte nel corso del tempo. Tali incarichi sono previsti dall’art. 24 del Regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle entrate e hanno consentito il conferimento di incarichi dirigenziali in favore di funzionari non in possesso della relativa qualifica (fino al 2010). Tali dirigenti a vario titolo sono i direttori provinciali “reggenti”; i dirigenti “incaricati” che sottoscrivono gli atti su delega dei reggenti.

Prima di addentrarci nell’argomento, occorre premettere che la Suprema Corte ha espresso sino ad ora orientamenti diversi sull’argomento che lasciano inalterata la soluzione della problematica.

Fatto

Il contribuente ha impugnato alcuni avvisi di accertamento con cui l’ufficio ha ricostruito induttivamente i ricavi ex art. 39, comma 2, Dpr n. 600/1973 eccependo l’insussistenza dei presupposti per tale ricostruzione induttiva nonch