E' nulla la sentenza carente: dalla lettura della stessa deve essere possibile rendersi conto delle ragioni di fatto e di diritto che stanno a base della decisione

deve considerarsi nulla la sentenza di Commissione Tributaria completamente carente dell’analisi delle critiche mosse dall’appellante alla decisione di primo grado, nonché delle considerazioni che hanno indotto la Commissione stessa a disattenderle

giudice2-immagineCon la sentenza n. 4138 del 2 marzo 2016 (ud. 27 aprile 2015) la Corte di Cassazione ha confermato che “deve considerarsi nulla, per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 36 e 61, art. 118 disp. att. c.p.c., nonchè art. 111 Cost., la sentenza della Commissione Tributaria Regionale completamente carente dell’illustrazione delle critiche mosse dall’appellante alla statuizione di primo grado, nonché delle considerazioni che hanno indotto la commissione a disattenderle, e che si sia limitata a motivare ‘per relationem’ alla sentenza impugnata mediante la mera adesione ad essa. E’ di tutta evidenza, infatti, che, in tal modo, resta impossibile l’individuazione del ‘thema decidendum’ e delle ragioni poste a fondamento del dispositivo, e non può ritenersi che la condivisione della motivazione impugnata sia stata raggiunta attraverso l’esame e la valutazione dell’infondatezza dei motivi di gravame proposti (tra le tante, Cass. 3367/2011; 7347/2012; 28113/2013; 13148/2014)”.

Il quadro giurisprudenziale

Come è noto, la Corte di Cassazione, a SS.UU., con la sentenza n. 14814 del 19 febbraio 2008 (dep. il 4 giugno 2008) 1, ha già affrontato la questione relativa alle sentenze motivate per relationem, affermando che la motivazione di una sentenza può essere redatta per relationem ad altra sentenza, purché la motivazione stessa non si limiti alla mera indicazione della fonte di riferimento, occorrendo la riproduzione dei contenuti mutuati, e che questi diventino oggetto di autonoma valutazione critica nel contesto della diversa (anche se connessa) causa sub iudice, in maniera tale da consentire anche la verifica della compatibilità logico-giuridica dell’innesto. Per le Sezioni Unite, la mancanza di una autonoma ed esauriente motivazione, non consente il controllo di legittimità sull’operato del giudice (criteri di valutazione degli elementi probatori adottati, regole ermeneutiche applicate, logica della decisione) che è l’unico possibile controllo sul corretto esercizio della giurisdizione in uno Stato di diritto. D’altra parte, non si può richiedere il rispetto del principio dell’autosufficienza delle impugnazioni se la sentenza impugnata non è, a sua volta, autosufficiente. La Corte, quindi, conferma l’indirizzo giurisprudenziale maggioritario, secondo il quale quando la motivazione di una sentenza si limiti a rinviare ad altra motivazione, in maniera che non sia possibile individuare le ragioni che stanno a fondamento del dispositivo, la sentenza è nulla. La motivazione deve essere “autosufficiente“, nel senso che dalla lettura della stessa deve essere possibile rendersi conto delle ragioni di fatto e di diritto che stanno a base della decisione.

La motivazione di una sentenza può essere redatta per relationem rispetto ad altra sentenza, purché la motivazione stessa non si limiti alla mera indicazione della fonte di riferimento: occorre che vengano riprodotti i contenuti mutuati, e che questi diventino oggetto di autonoma valutazione critica nel contesto della diversa (anche se connessa) causa sub iudice, in maniera da consentire poi anche la verifica della compatibilità logico-giuridica dell’innesto. Infine, sul piano sistematico, la tesi che la ratio decidendi si debba sempre poter ricavare, in maniera espressa ed autosufficiente, dalla motivazione della sentenza trova un preciso riscontro legislativo nell’art. 12, c. 7, della L. n.212/2000. E “sarebbe assurdo ipotizzare che la chiarezza ed esaustività che si pretendono in sede amministrativa, vengano meno nella sede giudiziaria, nella quale le garanzie del contraddittorio e della difesa (che la norma citata intende garantire fin dalla fase delle procedure amministrative di accertamento) sono tutelati con norme costituzionali”.

Ancora di recente, sempre la Cassazione, a SS.UU., con la sentenza n.642 del 16 gennaio 2015, ha ritenuto che nel processo tributario non può ritenersi nulla la sentenza che esponga le ragioni della decisione…

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