Processo tributario: deposito documenti e termine perentorio

 

Sia in primo che in secondo grado la parte può produrre documenti entro venti giorni liberi prima della data di trattazione e tale termine è perentorio.

Il principio è contenuto nella sent. n. 11249/2015 da cui emerge che la tardiva costituzione non preclude alcun diritto difensivo che comunque deve esercitarsi secondo lo schema processuale e nel rispetto delle norme stabilite dal processo tributario.

Deposito dei documenti nel processo civile e tributario

In ambito civile vige il « principio di acquisizione » secondo cui la prova, una volta acquisita al giudizio, è sottratta alla disponibilità di parte, essendo rimessa al vaglio del giudice e sarà utile all’accertamento dei fatti di causa, anche a svantaggio della parte che l’ha richiesta. La prova documentale può essere acquisita in diversi modi

L‘ art. 183 c.p.c.: stabilisce che il Giudice alla seconda udienza (prima udienza di trattazione) può, concedere i termini per la precisazione e modificazione delle domande se richiesti dalla parti o, in difetto concedere i termini per il deposito di documenti e per indicare nuovi mezzi di prova.

Nell’evidenziare che tali termini sono di natura perentoria e non ordinatoria, si precisa che soltanto in quella fase del processo il giudice può acconsentire alle parti di formulare le proprie richieste probatorie e/o di meglio determinare le proprie domande/eccezioni.

E’ noto che a partire dal 30 giugno 2014, in via obbligatoria nell’ambito di processi iniziati dopo tale data e in via facoltativa nell’ambito dei procedimenti pendenti, le parti possono depositare per via telematica, attraverso la piattaforma del Processo Civile Telematico, degli atti sotto indicati, nonché dei documenti prodotti: il deposito per via telematica sostituisce a pieno titolo il deposito cartaceo. Il deposito telematico deve avvenire entro le ore 24.00 del giorno di scadenza di presentazione dell’atto.

 

Analogo discorso si potrà fare in futuro in campo tributario, dove il processo tributario telematico è divenuto operativo con la pubblicazione del regolamento di cui al D.M. 23.12.2013, n. 167, contenente modalità di utilizzo degli strumenti informatici e delle comunicazioni, con decorrenza 01/03/2014, anche se la mera attuazione è stata rimandata a successivi D.M. di attuazione. Si prevede che l’avvio vero e proprio possa avvenire a partire dal 2016.

Da tale data, pertanto, la trasmissione, comunicazione, notificazione e deposito di atti e provvedimenti del processo tributario possono avvenire per via telematica e il processo è regolato dal S.I.Gi.T. ovvero dal sistema informatico della giustizia tributaria, che funge da database di tutti i documenti (di cui si parlerà più avanti) . Il processo tributario telematico, comunque, è una mera “facoltà” e non un obbligo per il contribuente., stante la condizione che se il giudizio viene iniziato in modalità telematica deve essere continuato in tale forma in tutti i gradi di giudizio, fatto eccezione se l’incarico viene conferito ad altro difensore.

L’indicazione della PEC (posta elettronica certificata) nel ricorso rappresenta l’elezione del “domicilio digitale” del contribuente/ricorrente e le conseguenti notifiche si perfezionano con la ricezione della comunicazione via PEC. L’indirizzo di PEC contenuto nel ricorso introduttivo o nell’istanza di reclamo e mediazione notificati tramite PEC equivale all’elezione di domicilio digitale ai fini delle attività processuali di comunicazione e di notificazione.

I termini processuali iniziano a decorrere nel momento in cui il destinatario della PEC ne ha notizia, mentre il contributo unificato e i diritti di copia di atti e di sentenze possono essere pagati on-line.

Occorre segnalare, infine, che con il decreto legislativo n. 175/2014 recante norme in materia di semplificazioni fiscali (decorrenza 13 dicembre 2014) è stato soppresso il secondo comma dell’art. 53 del D Lgs n. 546/92 che sanciva per l’appellante l’obbligo del deposito dell’appello in…

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