Istanza di rimborso negata e condanna alle spese a favore del contribuente

 

De iure condito

Nelle liti derivanti da istanze di rimborso, instaurate contro i provvedimenti di diniego esplicito o tacito delle istanze di rimborso presentate dal contribuente, il diritto del ricorrente alla restituzione delle somme erroneamente versate è attualmente subordinato alla definitività del provvedimento di accoglimento del ricorso.1 Il contribuente de iure condito deve attendere la definitiva sentenza tributaria, molti anni dopo, quindi, l’originaria maturazione del credito, anche quando abbia ottenuto giudizi favorevoli nei gradi di merito. Sussiste eccezione a siffatta regola per i casi tassativamente2 previsti dall’art. 68 del D.lgs. n. 546/1992 (somme derivanti da iscrizioni a ruolo definitive con riferimento alle quali l’amministrazione finanziaria, a fronte di una sentenza di annullamento del ruolo impugnato dal contribuente, è tenuta, a prescindere dalla definitività della stessa, a rimborsare al ricorrente le somme versate in pendenza di giudizio e poi riconosciute indebite). Le imposte versate in pendenza di giudizio ai sensi dell’art. 68 dello stesso decreto n. 546, in base alla formulazione vigente, devono essere restituite decorsi 90 giorni dalla notifica della sentenza di accoglimento parziale o totale dell’impugnazione del contribuente.

De iure condendo

Lo schema di decreto legislativo (n. 184), con l’art. 9, lett. gg, si prefigge di porre rimedio a tale disparità3, estendendo, dal 1 gennaio 2017 per effetto dell’articolo 12 dello stesso schema di decreto legislativo, l’immediata esecutorietà delle sentenze non definitive a tutte le parti in causa. Ciò mediante la integrale sostituzione l’art. 69 del digs n. 546/92 vigente, che elimina l’attuale rubrica della «Condanna dell’ufficio al rimborso», per rinominarsi in «Esecuzione delle sentenze di condanna in favore del contribuente», prevedendo espressamente che la sentenza di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente è immediatamente esecutiva. L’esecutività immediata delle sentenze , in caso di vittoria da parte del contribuente, si traduce nella possibilità, ad esempio, di ottenere immediatamente il rimborso senza dover aspettare tutti i gradi del giudizio4. Qualora l’ufficio debba restituire somme superiori ad euro diecimila, diverse dalle spese di lite che restano ancorate al giudicato, il pagamento può essere subordinato dal giudice alla prestazione di idonea garanzia ai sensi dell’art. 38-bis, c. 5, del dpr n. 633/1972, il cui contenuto, durata e termine di escussione a seguito dell’inerzia del contribuente in ordine alla restituzione delle somme garantite protrattasi per un periodo di tre mesi, sono rimessi ad apposito decreto ministeriale.

Procedura di rimborso

Con la nuova formulazione dell’art. 69, D.Lgs. n. 546/1992, le somme dovute dall’Amministrazione finanziaria ad un contribuente sulla base di una sentenza non definitiva dovranno essere rimborsate, secondo una procedura che varia in dipendenza dell’importo oggetto del rimborso.

Per importi inferiori a 10.000 euro, senza tenere conto delle spese di lite, le sentenze si riterranno immediatamente esecutive senza particolari formalità. Per effetto della modifica normativa, il contribuente potrà quindi ottenere il rimborso di somme anche sulla base della sola sentenza della Commissione tributaria provinciale che accolga il ricorso, senza particolari vincoli in ipotesi di importi inferiori a 10.000 euro ovvero, in caso di importi superiori al predetto limite, fornendo la garanzia che sarà richiesta dal giudice.

Qualora l’importo dovuto ecceda il limite di 10.000 euro, la restituzione potrà essere subordinata dal giudice alla presentazione di un’idonea garanzia5da parte del contribuente. Il giudice6, peraltro, sarà tenuto a motivare, in sentenza, il perché della richiesta della garanzia alla luce della solidità patrimoniale del contribuente e delle somme oggetto di rimborso. La disposizione è del tutto innovativa, in quanto se da un lato prevede…

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