Adempimenti successivi al ripiano del disavanzo da riaccertamento straordinario dei residui

Il 1° gennaio 2015 è stata una data cruciale per la generalità degli enti locali, in quanto, a partire da tale data, è stata prevista l’introduzione delle nuove regole dell’armonizzazione contabile (di cui al D.Lgs. 118/2011 come modificato dal D.Lgs. 126/2014) ed in particolare del nuovo principio della competenza finanziaria potenziata (fanno eccezione gli enti che a titolo sperimentale hanno già applicato i nuovi criteri negli anni precedenti).
Tale criterio ha trovato inizialmente applicazione per gli impegni ed accertamenti assunti a partire dal 2015 ma deve essere riferito (al fine di garantire la necessaria coerenza al sistema contabile nel suo complesso) pure alle operazioni realizzate precedentemente, ossia fino al 31 dicembre 2014, confluite nell’ambito dei residui riportati in quest’ultimo rendiconto.
Allo scopo di realizzare tale operazione di “aggiornamento e revisione” dei residui, per renderli coerenti e corrispondenti al nuovo principio della competenza finanziaria potenziata, garantendo così la definitiva transizione al nuovo sistema contabile, gli enti locali sono stati chiamati a realizzare un’attività di riaccertamento straordinario dei residui.
Da tale operazione, peraltro, potevano emergere (e in alcuni casi sono emerse) rilevanti criticità rispetto alle quali il legislatore ha disciplinato puntualmente gli effetti e le modalità di gestione anche in chiave prospettica.

Il primo possibile effetto negativo, meno rilevante, è costituito dal cd. “disavanzo tecnico”, che si realizza qualora i residui passivi reimputati ad un esercizio sono di importo superiore rispetto alla somma del fondo pluriennale vincolato stanziato in entrata e dei residui attivi reimputati al medesimo esercizio.
Il secondo possibile effetto negativo è rappresentato dal verificarsi di una situazione di maggiore disavanzo al 1° gennaio 2015 rispetto al risultato di amministrazione al 31 dicembre 2014, il cui trattamento e le cui modalità di copertura sono state definite con il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 2 aprile 2015 (a partire dalle indicazioni contenute nel D.Lgs. 118/2011 modificate dalla L. 190/2014).
Quest’ultimo, si preoccupa di definire puntualmente il concetto e l’entità di tale fattispecie di maggiore disavanzo, che corrisponde:
a) nell’ipotesi di risultato di amministrazione 2014 positivo, al valore negativo della parte disponibile del risultato di amministrazione rideterminato a seguito del riaccertamento straordinario (tenuto conto degli accantonamenti e dei vincoli);
b) nell’ipotesi di risultato di amministrazione 2014 già negativo, alla differenza tra quest’ultimo e la consistenza (parimenti negativa) del risultato di amministrazione disponibile a seguito del riaccertamento.

Il maggiore disavanzo squisitamente derivante dal riaccertamento straordinario, invece, poteva essere “coperto” sulla base di quanto stabilito dall’art. 3, comma 16 del D.Lgs. 118/2011 (modificato dall’ultima Legge di Stabilità), che prevede un riassorbimento «in non più di 30 esercizi a quote costanti».
Le modalità di recupero di tale disavanzo, in particolare, dovevano tempestivamente essere definite con delibera consiliare (assistita dal parere dell’organo di revisione economico-finanziario) non oltre i 45 giorni successivi alla data di approvazione della delibera di giunta concernente il riaccertamento straordinario, indicando l’importo del recupero annuale da ripianare in quote costanti nei singoli esercizi fino al completo recupero.
Nondimeno, le attività che devono svolgere, al riguardo, da parte degli enti locali e dai rispettivi organi di revisione non si è conclusa con l’approvazione del piano, in quanto anche la sua attuazione deve essere progressivamente verificata annualmente in sede di approvazione dei diversi rendiconti dei vari esercizi successivi.
In primis, tale riscontro deve essere operato con riferimento all’esercizio in corso, allo …

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