Troppi compensi a terzi fanno pagare l’IRAP perchè ci si avvale in modo non occasionale di lavoro altrui

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 25 luglio 2015

il contribuente che corrisponde a professionisti terzi compensi elevati rischia di diventare un soggetto obbligato al pagamento IRAP

Con due recenti pronunce la Corte di Cassazione torna ad occuparsi di Irap, rifissando, di fatto, il principio secondo cui compensi a terzi e beni strumentali eccedenti scontano l’Irap. In particolare si segnalano le ultime pronunce.

  • Con la sentenza n. 8646 del 29 aprile 2015 (ud. 27 febbraio 2015) la Corte di Cassazione ha confermato che l'IRAP coinvolge una capacità produttiva "impersonale ed aggiuntiva" rispetto a quella propria del professionista (determinata dalla sua cultura e preparazione professionale, nel caso di specie ingegnere) e colpisce un reddito che contenga una parte aggiuntiva di profitto, derivante da una struttura organizzativa "esterna", cioè da "un complesso di fattori che, per numero, importanza e valore economico, siano suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al know-how del professionista (lavoro dei collaboratori e dipendenti, dal numero e grado di sofisticazione dei supporti tecnici e logistici, dalle prestazioni di terzi, da forme di finanziamento diretto ed indiretto...)", cosicchè è "il surplus di attività agevolata dalla struttura organizzativa che coadiuva ed integra il professionista ... ad essere interessato dall'imposizione che colpisce l'incremento potenziale, o quid pluris, realizzabile rispetto alla produttività auto organizzata del solo lavoro personale" (Cass. 15754/2008).

  • Con la sentenza n. 9708 del 13 maggio 2015 (ud. 15 gennaio 2015) la Corte di Cassazione ha confermato che l'IRAP coinvolge una capacità produttiva "impersonale ed aggiuntiva" rispetto a quella propria del professionista (determinata dalla sua cultura e preparazione professionale) e colpisce il reddito in più derivante da una struttura organizzativa "esterna", cioè da un complesso di fattori che sono suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale. Non è sufficiente che il lavoratore si avvalga di una struttura organizzata, ma è anche necessario che questa struttura sia "autonoma", cioè faccia capo al lavoratore stesso, non solo ai fini operativi bensì anche sotto i profili organizzativi. i tali principi i giudici d'appello, osserva la Corte, non hanno fatto corretta applicazione, non avendo, in particolare, indagato sulla natura dei compensi a terzi, erogati dal professionista, per L. 30.000.000 (entità non modesta) nel 2000.


In sostanza, l'esercizio delle attività di lavoro autonomo è escluso dall'IRAP solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata ed il requisito dell'autonoma organizzazione ricorre quando il contribuente impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'id quod pleru