Restyling della disciplina delle spese compensate nel processo tributario

 

Soccombenza

La ratio del principio della soccombenza risiede nella necessità di assicurare una completa tutela della parte risultata in toto vittoriosa la quale, dunque, non può essere condannata, nemmeno per una minima quota, al pagamento delle spese stesse.

La condanna alle spese di soccombenza attua il principio costituzionale del diritto alla difesa (art. 24 Cost.). L’individuazione della parte soccombente, ai fini della condanna alle spese, deve essere eseguita in considerazione dell’esito finale della controversia, sulla base di una valutazione globale ed unitaria, senza che possa assumere rilievo l’esito di una particolare fase processuale.

La soccombenza può essere determinata non soltanto da ragioni di merito ma anche da motivi di ordine processuale in quanto, per la statuizione sulle spese, è richiesta solo una pronuncia che definisca il processo davanti al giudice adito, senza specificazione ulteriore.

Presupposto della condanna alle spese di lite è che la parte a favore della quale sono attribuite le abbia realmente sostenute per lo svolgimento dell’attività difensiva, connessa alla sua partecipazione in giudizio.

Novella normativa

La regolamentazione delle spese di lite, secondo il principio di soccombenza, risponde anche ad una funzione di deterrenza; tale funzione non consiste nel voler precludere ai contribuenti l’accesso alla giustizia tributaria ma mira ad evitare un uso spregiudicato della giustizia stessa, avviando giudizi tributari per finalità meramente dilatorie, defatiganti o esplorative. In senso rafforzativo della funzione de qua, l’art. 9, lett. f, dello schema (n. 184) di decreto legislativo, recante «Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario», ammette la compensazione solo con la causale delle “gravi ed eccezionali ragioni esplicitamente indicate nella motivazione1.

L’art. 9, lett. f, dello schema (n. 184) di decreto legislativo citato sottopone a profonda modifica l’art. 15 del d.lgs. 546/92, che attualmente disciplina la liquidazione delle spese di giudizio nel rito tributario.

Tale articolo sopprime il secondo periodo del primo comma della citata disposizione normativa (art. 15 d.lgs. n. 546/92), secondo cui la Commissione tributaria può dichiarare compensate in parte od in tutto le spese a norma dell’art. 92, c. 2, c.p.c., ossia in caso di soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novità della questione trattata o ancora nell’ipotesi di mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti oggetto della controversia.

Secondo il citato articolo 9 lettera f dello schema (n. 184) di decreto legislativo,in particolare, la compensazione delle spese diverrà, dall’1 gennaio 2016, un’eccezione alla regola, che potrà sussistere solo nelle fattispecie di soccombenza reciproca (allorquando, a titolo esemplificativo, l’avviso di accertamento impugnato venga annullato solo parzialmente o in grado di appello, vengano accolti solo taluni motivi) o al verificarsi di gravi ed eccezionali ragioni che dovranno essere espressamente motivate dall’organo giudicante2. Costituirà, dunque, violazione di legge, la motivazione cd. “implicita.

Casi di soccombenza reciproca sono, ad esempio, il rigetto delle richieste di ambedue le parti, la rinuncia ad alcune domande, l’accoglimento di alcune domande o di alcuni capi della domanda.

Negli altri casi, sarà preciso onere del giudice esprimersi sulla condanna alle spese, che comprenderanno ora, oltre al contributo unificato, gli onorari e i diritti del difensore, le spese generali e gli esborsi sostenuti, oltre il contributo previdenziale e l’imposta sul valore aggiunto, qualora dovuti (comma 2-ter)3.

Secondo la novella, ferma restando la possibilità di compensare le spese per soccombenza reciproca, occorrono “gravi ed eccezionali ragioni”, il che è sintomatico della volontà del legislatore di ridurre le ipotesi di compensazione delle spese.

Il giudice, salvo il caso di soccombenza…

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