Se i locali sono comunicanti, allora sono anche promiscui... e quindi non è necessaria l'autorizzazione della Procura prima dell'accesso

La Corte di Cassazione, con la sentenza 6 marzo 2015, n. 4580, ha confermato che in presenza di locali comunicanti si realizza la promiscuità.
 
Il quesito posto alla Cassazione
Il quesito di diritto posto alla suprema Corte è il seguente: “Dica la Corte che, alla stregua di quanto previsto dall’art. 52, comma 2, d.p.r. 633/1972 circa la previa autorizzazione del PM competente per il legittimo accesso della GdF in locali abitativi ove, come nel caso, l’autorizzazione faccia riferimento a locali sede di una società e a sue pertinenze, non costituiscono, ai sensi dell’art. 817 c.c., pertinenze di tali locali (nel caso: Via X.) i locali (nel caso: via X.) costituenti residenza secondaria di uno dei soci, stante l’appartenenza di beni a soggetto diverso e la mancanza di un vincolo di destinazione della residenza secondaria (nella specie: Via X.) al servizio e ornamento della sede sociale (nella specie: Via X.), oltre all’elemento della contiguità e della mancata delimitazione della sede sociale, per cui ha errato il giudice del merito nel considerare l’abitazione secondaria di uno dei soci (nella specie: Via X.) quale pertinenza dei locali dove ha sede la società (nella specie: Via X) ai quali fa riferimento l’autorizzazione del PM, e non può quindi considerarsi autorizzato l’accesso ivi effettuato né legittimamente acquisita la documentazione rinvenuta, con ogni consequenzialità in ordine alla denunciata invalidità dell’atto impugnato fondato su detta documentazione”.
La sentenza
Per la Corte, il motivo di impugnazione, seppur con una serie di precisazioni, è infondato.
Nel caso di specie, la CTR ha accertato “la contiguità dell’abitazione secondaria con i locali in cui era ubicata la sede della contribuente e ciò anche in relazione alla mancanza ‘di delimitazione’ tra le stesse; e, conseguentemente, la CTR ha statuito in diritto che l’autorizzazione, riguardando la sede legale e le sue pertinenze, contemplava anche l’abitazione suddetta”.
Per la Corte, il risultato cui è giunta la CTR è conforme alla giurisprudenza del Consesso, che ha avuto modo in più occasioni di chiarire che “non è necessaria alcuna autorizzazione in caso di promiscuità tra luogo di esercizio dell’attività e abitazione o altro luogo; e che la ridetta promiscuità ‘ricorre non soltanto nell’ipotesi in cui i medesimi ambienti siano contestualmente utilizzati per la vita familiare e per l’attività professionale, ma ogni qual volta l’agevole possibilità di comunicazione interna consenta il trasferimento di documenti propri dell’attività commerciale nei locali abitativi’ (Cass. sez. VI n. 28068 del 2013; Cass. sez. trib. n. 2444 del 2007)”.
Pertanto, sullo specifico punto la sentenza della CTR è stata in effetti conforme a diritto, “in quanto la ‘contiguità’ alla sede legale accertata dalla CTR, realizzava quella ‘promiscuità’ che consente l’accesso anche in assenza di autorizzazione del PM”.
 
Brevi riflessioni
Come è noto, l’accesso può avere luogo nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali e agricole.
Se per l’accesso presso l’abitazione privata del contribuente (tutelata dall’art. 14 Cost.) è necessaria la previa autorizzazione del Procuratore della Repubblica, e in caso di gravi indizi di violazione delle norme fiscali, conformemente a quanto disciplinato dal comma 2, dell’articolo 52 del D.P.R. n. 633/1972, per l’accesso in locali destinati anche ad abitazione non sono necessari i gravi indizi, essendo l’accesso preordinato ad una ordinaria attività di ispezione fiscale.
Sul punto, la Corte di Cassazione (sentenza n. 19689 dell’1.10.2004) ha delimitato i confini normativi fra il comma 1 e il comma 2 dell’art. 52 del D.P.R. n. 633/72: per l’…

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